martedì 6 dicembre 2011

L'UOMO CON LA PIPA

Il cielo splendeva di un colore rosso brillante, si annunciava una giornata fredda. Camminavo attenta a non scivolare nella lastra di ghiaccio che era la strada e notai una nuvola con una forma vivida, chiara, e di dimensioni molto grandi, insolite per una singola nuvola, ed aveva assunto la forma di un uomo di profilo con la pipa, dicevo fra me, non curante della gente che mi guardava e pensava che forse ero una delle tante folli che si vedono in giro, dato che osservavo quella nuvola come ipnotizzata: era la seconda volta in tutta la mia vita che ne vedevo una con una forma cosí marcata, era come vedere il negativo di una foto, e mille pensieri si susseguivano in un carosello di ipotesi, paure e domande, perché, sentivo che quella nuvola non era una semplice nuvola, come non lo era stata quella che vidi 9 anni fa, in un pomeriggio di metá maggio del 2002, quando al telefono con il mio amico pranoterapeuta stavamo parlando dei messaggi che a volte le nuvole possono mandare...e scetticamente dicevo..mah si...alla fine sono nuvole, composte di vapore acqueo, sono solo nuvole. E quella mattina quella semplice nuvola, enorme, in un cielo rosso, mi stava trasmettendo una sensazione di paura, preoccupazione, disagio, diversamente da quella di 9 anni fa che invece mi aveva trasmesso gioia. Forse era colpa del documentario che avevo visto la sera prima sulla fine del mondo nel 2012 secondo i Maya, che invece di suscitare in me curiositá e distacco, aveva suscitatato rabbia e scetticismo..la fine del mondo nel 2012..si...certo..ma di quale mondo? Ogni giorno muoiono persone, ogni giorno la falciatrice continua il suo lavoro non curante del calendario dei maya, per lei non esistono calendari, lei fa il suo lavoro e quando arriva, per quella vita é la fine.
Camminavo con le mie congetture mentali, pensando al mio piccolo mondo, quando improvvisamente ero davanti al supermercato, le mie gambe ed i miei piedi sembra che conoscano bene la strada e, camminano anche se la mente vaga altrove, loro hanno il loro percorso e quella mattina dovevo comprare il caffé che era finito. Quando gambe e mente si trovarono finalmente e nuovamente connesse, si fermarono: davanti a me un anziano era steso nel freddo e duro marciapiede, mentre un giovane cercava di chiamare l'ambulanza e dare le informazioni giuste al medico, mentre la gente passava pensando si trattasse dell'ennesimo ubriaco, i nostri sguardi si incontrarono perché io non sono di questa terra se vedo un uomo a terra non penso che sia solo un ubriaco, penso che sia una persona che si é sentita male, come lo pensava anche il giovane che stava al telefono maneggiando fra il cellulare e la borsa della palestra, anche lui capelli neri ed occhi scuri, sicuramente non di questa terra, e mi chiese di aiutarlo...io che ancora pensavo alla nuvola, lo aiutai, dato che tutti guardavano ma non facevano nulla, presi a sistemare i tavoli del mercato, perché era il primo lunedí del mese e come tale, giorno di mercato. L' anziano a terra era caduto di fianco, mi abbasso per sentire il polso, le pulsazioni erano assenti e dico al giovane al cellulare che non c'erano pulsazioni, dolcemente sollevo la testa dell'uomo, assicurandomi comunque di non girarla del tutto con in mente un corso di pronto soccorso fatto in uno dei tanti corsi organizzati per gli stranieri, per vedere se stava respirando e noto gli occhi , che sicuramente erano stati di un bellissimo celste intenso, tipico di questa terra, ma le pupille erano dilatate , senza vita e dico al giovane, é morto la sua anima non é piú qui.
In ginocchio stavo accanto a quel guscio ormai vuoto e notai la pipa accanto all'uomo, mentre il giovane mi diceva ” e' caduto all'improvviso davanti a me, mentre accendeva la pipa...” ed io guardavo il profilo dell'uomo...e guardai il cielo..la nuvola era davanti a me, con quel profilo dell'uomo in procinto di accenderla e quanto vivido era questo negativo di questa foto assurda, scattata in una fredda mattinata di inverno, di un giorno normale, di una quotidianitá normale per molti ma non per me che ancora seduta sui miei talloni accanto all'uomo aspettavo i medici incredula e guardavo: era un uomo anziano, che quel lunedí mattina sarebbe andato a fare il suo giro al mercato, aveva indossato i suoi abiti puliti e caldi, quelli che si mettono per le occasioni speciali; quando si arriva ad una certa etá non ci curiamo piú ne della moda ne di nulla e nel nostro armadio ci sono i vestiti di tutti i giorni e quelli della festa..lui indossava quelli della festa e mi chiedevo mentre i medici cercavano di rianimare quel guscio vuoto ” chissá che non aveva previsto o sentito che quel giorno sarebbe iniziato per lui un nuovo viaggio, ed aveva deciso di affrontare questo viaggio con le cose a lui piú care: la sua pipa ed i vestiti da festa, lui era pronto...” ma io no...non ero preprata a questa esperienza, io pensavo ai regali di natale, le etichette e la carta da regali...e sono rimasta seduta sui miei talloni incredula, quegli occhi celesti con la pupilla dilatata impressi nella mia mente, mentre la nuvola lentamente si era dissolta, il cielo da rosso era diventato celeste ghiaccio e quel profilo in negativo aveva trovato la sua fotografia e adesso sorrideva mentre fumando la pipa si allontanava dal mio mondo, dal natale, dal calendario dei Maya mentre io finalmente riuscivo a scoppiare in lacrime e mi incamminavo verso casa con gli sguardi della gente addosso, che senz'altro tutto avranno pensato tranne che avevo appena visto morire uno sconosciuto, nel mese di natale, nel mese dei regali, mentre la vita tornava a scorrere con le sue routines, un cambiamento era accaduto ed era successo dentro di me.
© Diana Mistera 6.12.2011






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