martedì 30 giugno 2020

SOTT'ACQUA

Non vedo il fondo in questo mare
e la tempesta é vicino
sento il suo tocco tagliente sulla mia anima.
Non vedo se sotto  di me
ci sono lucci 
o squali, che potrebbero inghiottirmi con un solo morso.

Tu puoi vedere 
anche nella profondità della superficie
lo so, la stessa profondità la porti con te,
ma vedi solo gli squali, eppure
mi incoraggi ad osare
perché non ti fidi dei tuoi sensi.
Non ti sei mai immerso così pericolosamente vero?
Neppure io.
E la superficie dell'acqua
riesce a trovare il nostro tallone di Achille
e come una lancia ci colpisce senza pietà, senza avviso.

Tu questo mi fai...
mi porti alla deriva 
sempre più lontano dalla spiaggia sicura
ed ho le vertigini e sono spaventata
ma sento la tua voce chiamarmi e non posso più ignorarla
anche se non capisco se sia un grido disperato
per allontanare gli squali...o me.

Mi hai fatto scoprire di avere un potere segreto 
non mi voglio più  nascondere
non voglio bloccarmi, non voglio scappare
non voglio perderti, combatterò per averti
per raggiungerti, non mi arrenderò.


Lo senti, quando sott'acqua grido forte il tuo nome?
Sto annegando o salendo di nuovo alla superficie?

© Diana Mistera 2020



domenica 14 giugno 2020

LAVANDA, PREZZEMOLO, SALVIA, ROSMARINO E TIMO

Ricordo un tempo lontano.
Abitavo in una piccola casa in una  delle foreste dello Yorkshire, una delle sue città, quella vicino alla mia capanna, era molto famosa per la sua Fiera, alla quale andavo per barattare la mia merce in cambio di quello di cui avevo bisogno per sopravvivere.
Nella mia cesta trovavi sempre le solite spezie: salvia, lavanda, timo e rosmarino. Amavo essere circondata dai loro profumi. Io stessa le coltivavo per fare pozioni, oli saponi e sacchetti per attirare abbondanza e virtù.
Circondata da questi profumi camminavo fra la gente, nella mia veste più bella. Barattavo queste mie creazioni in cambio, di pane, uova e formaggio.
Quando l'inverno era alle porte, le barattavo con la lana, che usavo per cucire le vesti che mi avrebbero tenuto al caldo e coperte. Il bosco provvedeva a tutto il resto, perché ero a lui devota.
Al mercato, ammiravo le arti dei fabbri e dei lavoratori del legno e della cera.
Gli anni passavano divenni una giovane donna corteggiata da tanti, voluta veramente da nessuno, perché strega.
Doveva pur esserci l'amore la fuori anche per me, sospiravo alla Luna ogni notte, mentre continuavo perpetuamente a coltivare queste spezie.
Da sempre avevo parlato con lei di tutto. Lei mi ascoltava come una madre, mi sorrideva come un'amica, mi incoraggiava come donna, durante le sue fasi. Lentamente  però persi questa convinzione, e non parlai più alla luna dell'amore, anche perché se mi guardavo intorno non ne trovavo di amore, non quello che credevo io fosse l'amore.
Ogni anno per la festa di Beltane il mercato era la mia meta fissa.
Preparai il mio tavolo con molta cura con la mia merce. Fra le tante passioni che avevo, c'era anche quella di creare degli amuleti in legno;ma da me volevano solo pozioni.
Le giovani donne in età da matrimonio, di solito cercavano quella dell'amore, come se indurre qualcuno ad amarti fosse il compito principale di una strega, ma dovevo pur mangiare, e facevo loro delle pozioni, con salvia, prezzemolo, lavanda, rosmarino e timo. L'amore non si può barattare e ne si può indurre la propria volontà su qualcuno. Ami me e me solamente, si, ma per quanto?  Sapevano davvero cosa era l'amore? Mi sarebbe piaciuto sapere perché non ne avevo idea, pensavo ogni volta che concentravo le mie energie su quello che demandavano.
Un giorno si avvicinò al mio banco un uomo. Sentii la gente sussurrare che era uno stregone ed erano anni che non aveva più visitato il mercato, quell'anno la sua visita sconvolse tutti.
In molti avevano creduto che fosse morto. Era un eremita, nessuno conosceva il suo passato ne da dove era venuto; e mi ricordo che da piccola lo avevo visto una volta, ma la memoria era sfuocata.  Ma aveva una energia che la mia anima conosceva davvero bene, e non riuscivo a controllare il mio cuore nel battere troppo forte in petto.
Le sue vesti erano scure e indossava un cappuccio che gli copriva parte del viso.
Era alto per quello che riuscivo a vedere, con dei lunghi capelli dello stesso colore della notte.
Dei pantaloni neri gli fasciavano i fianchi e le gambe, una camicia nera  aperta sul torace  faceva intravedere che se era lo stesso uomo che avevo visto da piccola, non era invecchiato di un giorno.
Al collo portava un medaglione con su rappresentato un lupo nero.
Guardando le mie erbe disse:
“Lavanda, prezzemolo, salvia, rosmarino e timo...”
“Si signore. Le coltivo io stessa...”
“ Mi ricordano  colei che fu una volta il mio vero amore...”
“Oh, parlate al passato...”
“Il tempo non ha nessuna importanza per quelli come me...passato, presente e futuro, si annullano e congiungono nella loro staticità...”
Fu in quel momento che alzando la testa dal mio tavolo, mi guardò con gli occhi del colore del blu del mare, e io ricordai; colui che in ogni mia vita, fu il mio vero amore.
“Lavanda , prezzemolo salvia e rosmarino, mi faranno sempre ritrovare il sentiero che mi porterà a te, perché sono il tuo vero amore. La lavanda ti proteggerà durante la mia assenza. Il prezzemolo ti conforterà. La salvia  ti darà la forza. Il rosmarino è l'amore che necessiterai per perdonarmi, e il timo sarà il coraggio di entrambi, ma soprattutto il mio di ritornare. ”



© Diana Mistera 2020





sabato 9 maggio 2020

OMBRE



Era una tiepida sera di estate. Una lieve brezza, stava dando un po' di tregua al caldo torrido della giornata. Tutto il vicinato era a veglia. Le voci gioiose dei bambini che giocavano a calcio lungo la via si alzavano al cielo confondendosi con il continuo spettegolare delle vecchie matrone che sorde, urlavano invece di parlare.
Al pub i giovani conversavano delle vacanze imminenti sorseggiando della birra, mentre le ragazze si facevano continui selfie da pubblicare sui vari social media.
Lux seduta da sola davanti ad un Martini coktail, leggeva un libro mangiando di tanto in tanto i salatini che le aveva portato il barista. Il cellulare era capovolto sul tavolo con la suoneria muta e la vibrazione attiva. Era il momento della giornata che preferiva quello della sera.
Alzando la testa dalle pagine del libro, notò uno strano movimento fra le ragazze che improvvisamente dimenticarono i selfie ed iniziarono a guardarsi fra loro in quel modo di intesa che solo le donne hanno; un giovane straniero era giunto in quel paese sperduto fra le colline senesi, e aveva subito attirato l'attenzione su di se, persino Lux sentì un brivido attraversarle la schiena: era di una bellezza rara ed aveva un magnetismo unico. Degli occhi blu brillavano come specchi su un viso da angelo contornato da lunghi capelli lunghi, lisci e neri come la notte, che gli cadevano sulle spalle. Una maglietta nera gli fasciava il torace scolpito e dei jeans scuri le gambe muscolose.
Si sedette ad un tavolo poco distante da quello di Lux ordinando un Bloody Mary. Una scelta particolare, pensò Lux fra se. Nessuno, a parte suo padre, aveva mai fatto una tale richiesta, e suo padre era purtroppo morto da quasi un anno. Il barista confuso sorrise e scomparve dietro al bancone del bar.
Chissà se avevano tutti gli ingredienti per fare un Bloody Mary? Pensò Lux fra se, poi tornò ad immergersi nelle pagine del libro; ma era distratta, attratta da quello straniero, e ben presto fu costretta a chiudere il libro e iniziare anche lei a trafficare con il cellulare pur di non perdersi in quegli occhi che la guardavano con intensità; fantasticare su quelle labbra carnose e perfette che si erano aperte in uno splendido sorriso; rivolto a lei.
Le ragazze iniziarono a parlare a voce troppo alta, i ragazzi, probabilmente accortosi del probabile nemico, divennero possessivi con quelle femmine che fino a poco tempo prima non avevano degnato di nessun tipo di attenzione. Le più audaci si avvicinarono al tavolo dello straniero, iniziando degli small talks con lui che rispondeva gentilmente ma senza dare loro troppa confidenza. I più cretini iniziarono a fare battute stupide con il solo intento di provocarlo, ma lui, li ignorò sorseggiando il suo Bloody Mary.
“Ehi Lux, possiamo tenere le tue poesie esposte ancora per un po'? ” Le disse il barista portandole il secondo Martini Cocktail
“Si si...c'è ancora qualcuno che legge poesie?” chiese ironica
“Si. Hai ricevuto molti complimenti, soprattutto da ospiti stranieri nel guest book, hai avuto un'idea fantastica a voler esporre i tuoi lavori sia in italiano che in inglese e con delle illustrazioni da te dipinte!”
“Grazie”
“Così sei una poetessa...”
Lux alzò lo sguardo. Lo straniero le si era materializzato di fronte: non era solo bello, era anche molto alto.
“Scrivo poesie, non so se questo fa di me una poetessa...e sono una pittrice...”
Il giovane sorrise “Io suono la chitarra, e non so se questo fa di me un musicista...” Lux non riuscì a trattenere un sorriso e quel muscolo che per troppo tempo era rimasto in silenzio iniziò a bussare nella cassa toracica fin troppo forte.
“A presto poetessa”
“A presto musicista.”
Quella notte Lux ebbe difficoltà a prender sonno. Il viso del giovane non abbandonò un solo istante la sua testa .
Per molte sere Lux andò in quel pub e lo stesso fece lo straniero.
I sogni della giovane donna iniziarono ad essere abitati da quegli occhi, da quel viso, da quel corpo. Quegli stessi sogni le raccontavano storie, le davano visioni di vite che non aveva mai vissuto in cui erano insieme ed ogni volta che i loro sguardi si incontravano, il sorriso dello straniero diventava sempre più consapevole, ma al di la di poche battute, il giovane era un mistero sia per lei che per la comunità.
Una sorta di passione mista ad ossessione prese corpo in Lux, bruciava e tagliava come una lama di rasoio ed esplodeva nelle poesie, che scriveva, quasi senza controllo, nei quadri che aveva ripreso a dipingere.

Nel cielo splendeva una bellissima luna piena, erano settimane che si incontravano al bar e ancora non conosceva il suo nome ed uno strano impeto la travolse. Doveva sapere chi era quel giovane che le stava narrando storie nei sogni e guidava i versi delle sue poesie ed il pennello nelle sue tavole. Titubante, si avvicinò a lui, e prima ancora di pronunciare la domanda il giovane rispose:
“Vlad...Vlad è il mio nome.”
“Ho bisogno di ritrarti, perché non riesco più a farlo solo a parole.”
“È una proposta?” rispose sorridendo maliziosamente.
Lux arrossì ed abbassando lo sguardo rispose:
“Lascia stare...non importa...”
“Tu sei stata ferita profondamente tanto tempo fa...” Disse Vlad guardandola con maggiore intensità, e sfiorandole il viso con una carezza continuò “ Sarei onorato...”
“Non ho soldi per pagarti...”
“Non importa. Quando iniziamo?”
"Quando vuoi...quando sei libero.”
Vlad guardò l'orologio da taschino, poi guardò fuori nella notte:
“Anche subito...le notti di luna piena sono così magiche...”
Raggiunsero la casa di Lux e andarono nello studio.
“Come vuoi ritrarmi?” Chiese il giovane con una strana luce negli occhi.
“Tu mettiti a tuo agio al resto penso io.” rispose Lux con un lieve imbarazzo.
Il pennello iniziò a muoversi freneticamente e lui silenziosamente posava.
Ogni poesia non scritta trovò espressione sulla tela. Pennellata dopo pennellata, schizzo dopo schizzo, lentamente il quadro prese corpo ed ogni sfumatura divenne un pezzo di un grande puzzle.
Il fuoco alimentava il pennello, lo stesso che quegli occhi celavano.
Ben presto fu impossibile contenere il desiderio esploso in entrambi fra pennelli e versi; e nella quarta notte di luna piena, si arresero alla passione promettendosi amore eterno.
La quinta notte di luna piena però, Lux al suo risveglio, si ritrovò da sola. Vlad era scomparso nello stesso modo in cui era apparso; al di la delle promesse, lasciandole un vuoto dentro che non riusciva a colmare in nessun modo se non dormendo e sognando di lui.
Baci infuocati e amori lussuriosi iniziarono ad animare i sogni della giovane donna e ben presto non riuscì più ne a scrivere ne a dipingere.
Era settembre quando il postino suonò alla porta con una lettera. Non c'era mittente non c'era neppure la provenienza.
Lux aprì tremante la missiva. Una rosa nera era stata disegnata meticolosamente; era perfetta e sotto di essa una frase scritta con il rosso del sangue:
”Scomparirò come sono apparso, ma continuerò a provocare in te il proibito.”
Istintivamente si guardò allo specchio. Qualcosa era cambiato in lei. Non prese sul serio la frase lasciata dal misterioso Vlad, fin quando non iniziò a sentirsi svuotata. La disperazione prese il sopravvento spingendola lentamente verso un abisso, che mai le era sembrato così profondo, e non ne vedeva neppure la fine.
Lux non riuscì più a distinguere il confine fra la realtà e sogno.
Si imponeva di dormire e di sognarlo pur di sentirlo dentro; pur di sentire le sue mani, le sue labbra ed al risveglio, lacrime amare scendevano dai suoi occhi cadendo su quelli di Vlad, senza intaccare minimamente i colori del ritratto con il quale divideva ormai le sue notti.
Non c'era riposo, non c'era fuga da quegli occhi, solo ombre che la seguivano. Vlad l'aveva incatenata a se.
Caparbia continuò a frequentare il bar e sedersi al solito tavolino, aspettandolo ossessionata dalla convinzione che un giorno sarebbe tornato.
Ormai abbandonata persino dalla propria anima sedeva e attendeva; ed ogni sera sconfitta si trascinava a casa.
Era la sesta luna piena. Negli occhi di Lux l'ultima scintilla vitale stava per spegnersi mentre guardava la pienezza della Luna invidiandone la luminosità, una luce bellissima la stessa che una volta anche lei aveva posseduto, i polsi aperti gocciolavano sangue su quel ritratto. Nessuno si ricordava più di quello straniero; quando l'avrebbero trovata ormai esangue, nessuno si sarebbe preoccupato a cercarne il motivo. Era da sempre stata la strana del paese. Nessuno avrebbe pianto sulla sua tomba a nessuno sarebbe mancata.
Una figura alta e scura si avvicinò a Lux, sbucata dal nulla:
“Abbiamo una cicatrice in comune”
Quella voce. Impossibile non riconoscerla.
Lux sorrise ironica incrociando quegli occhi di nuovo.
Aveva immaginato tante volte cosa avrebbe detto a Vlad nel momento in cui sarebbe tornato, aveva giocato con quell'idea così tante volte che era sicura di non fallire. Con quale tempestività era tornato a darle il bacio della morte.
Gli avrebbe voluto chiedere se lo aveva fatto stare bene l'averla abbandonata in quel modo attaccata ad una promessa di eterno amore, il sogno di ogni poeta.
Gli avrebbe voluto gridare tutta la rabbia che aveva dentro, gli avrebbe voluto urlare se lo faceva stare bene il sapere che aveva lasciato la sua anima in catene e moribonda.
Vlad accompagnandola nel suo ultimo respiro le sussurrò:
“Sono tornato per restare”
Vlad la sollevò, la strinse a se. Le ferite ai polsi si rimarginarono appena il giovane vi ci posò le labbra. La passione che per mesi l'aveva tenuta in vita schiuse finalmente le sue ali e quando giunse l'alba Vlad la prese per l'ultima volta.
Lux sentì la vita uscire dal suo corpo sotto l'ultimo bacio di Vlad e tornare indietro, da una ferita che con il suo pugnale Vlad si aprì sul petto, all'altezza del cure.
“Bevi... Adesso abbiamo l'eternità davanti. Io mantengo sempre le mie promesse e mi prendo sempre ciò che mi appartiene.”
E di Lux non si seppe più niente. I giornali riportarono la seguente notizia:
“Giovane promettente poetessa e pittrice scompare nel nulla in una notte di Luna piena. Ha lasciato solo le sue poesie ed una serie di quadri di un giovane sconosciuto. 616 tele per la precisione, che sono state acquistate da uno sconosciuto.”

Lux e Vlad vivono ancora in quei quadri e li vivranno per sempre, facendo languire i fanciulli e le fanciulle soli. Facendo sospirare gli innamorati, o coloro che pensano di esserlo, ed ispirano giovani poeti che continuano a scrivere di quell'amore eterno, senza sapere che la forza distruttiva di tale passione, è sempre meglio solo leggerla nelle poesie dei poeti maledetti.

© Diana Mistera Maggio 2017 rieditato Maggio 2020




martedì 7 gennaio 2020

DRACULA, NETFLIX -Recensione

Ciao a tutti

tanto, troppo tempo sono stata senza aggiornare, non ho scuse e ripetere sempre le solite ragioni non piace piú neanche a me. Avrei da scrivere tante cose, nuove recensioni, novitá in generale...vediamo se riesco ad essere più brava in questo 2020.

Innanzitutto Buon Anno a tutti.

L'Epifania, tutte le feste si porta via,questo mi ripetava sempre mia nonna, e quindi questa settimana uno dei miei task é disfare l'albero.
Come ho trascorso l'Epifania?
Guardando il nuovo Dracula, trasmesso da Netflix, prodotto dalla BBC.
Sono 3 puntate lunghe circa 1 ora e mezzo ciascuna, e questa è stata una piacevole sorpresa quando l'ho notato.

In un periodo, direi piuttosto lungo, in cui siamo stati testimoni della snaturalizzazione della figura del vampiro, finalmente è stata ridata gloria a questa figura, che io personalmente amo tanto.

Questo Dracula, come quasi tutti, è basato sull'omonimo capolavoro di Bram Stocker, e rispetto alle altre interpretazioni, è affine alla figura del vampiro che leggiamo nel libro.
Dracula  è un mostro che per sopravvivere necessita di nutrirsi di sangue, senza tante romanticherie.
Attraverso il sangue acquisisce la conoscenza, attraverso il sangue sopravvive, attraverso il sangue attraversa i secoli adeguandosi. “Blood is Lives” questa è la frase che spesso ripete questo Dracula. Attraverso il sangue lui può vivere molte vite, non perché insegue qualcosa, ma semplicemente per sopravvivere, perché si, questo Dracula teme la morte più di quanto teme le croci, l'aglio e il sole. E quindi é davvero così diverso da noi? No. Questa è la magia di questo Dracula.

È abituato alla propria solitudine, non insegue l'amore eterno, non ama.Cerca una sposa, piu per esperimento che per necessità di una compagna eterna, ma non é una pilare portante di questa storia.
È una creatura calcolatrice che appunto mette in primo piano se stesso e la propria sopravvivenza, la voglia di conoscenza, che apprende le debolezze della mente umana e le usa a proprio favore, ma è anche una creatura che proprio per la conoscenza che acquisisce attraverso il sangue, finisce per limitare se stesso, credendo lui stesso nella leggenda e nella mitologia che girano intorno alla figura del vampiro, quello che culturalmente viene insegnato, appunto, trova il suo punto cruciale nella paura che questa creatura ha della croce e del sole, più che nel vedere la propria immagine riflessa nello specchio. Paure ereditate dal sangue, quindi non esistenti.
Queste sono le limitazioni del nostro vampiro. Perché sì, ormai è diventato nostro, più dei suoi predecessori.
Questo concetto negli anni, era andato completamente perduto nella creazione dei nuovi vampiri, non solo per la tv e il cinema, ma anche nella letteratura,facendo prevalere un  lato romantico inesistente nella versione originale. Un lato romantico che si anche io amo , ma che non appartiene alla figura di Nosferatu, Dracula, Strigoi.
In questa serie non aspettatevi romanticherie perché non ce ne sono ed è questo che infatti la rende unica e rinnovatrice.

Oltre al ritorno del vampiro originale cosa mi é piaciuto?
Ho trovato un 'idea azzeccatissima il mettere Van Helsing, non nelle vesti che conosciamo, ma in quelle di una suora, Agatha Van Helsing. Questa é stato un risvolto esilarante per me.

Ho amato i dialoghi, i giochi di parole e di significati nei dialoghi, soprattutto quelli messi nelle labbra del nostro vampiro, che avevo visto in un musical, anni fa, ma che mancavano nelle versioni precedenti e nuove di Dracula, che appunto sottolineano, secondo me, la sottigliezza e l'intelligenza di questo personaggio.
Ci sono tuttavia delle pecche in questa serie secondo me.
A livello di sceneggiatura avrei approfondito la storia di Dracula, sul perché è diventato vampiro, lo so che in altre versioni sono state date interpretazioni a bizzeffe, ma per avvicinare nuove creature della notte, nuovo sangue fresco, a questa figura, si avrebbe potuto approfondire di più la cosa.
Io so la storia di Dracula perché ho letto, sia per ricerca che per passione, tutto quello, o quasi, che sono riuscita a trovare sul vampiro e sul Conte dalla storia alla leggenda alla mitologia, e magari il sangue fresco che guarderà questa serie ha approfondito in un modo o nell'altro questa conoscenza, quindi probabilmente è stato dato per sottinteso questo, ma se guardiamo i fatti, manca.

L'attore protagonista, Claes Bang, possiede tutte le caratteristiche di un Dracula moderno, dall'aspetto superbo e regale, all'uso del linguaggio, Dracula è un Conte, ed ha la classe di un uomo aristocratico, e Claes Bang lo ha interpretato benissimo, però, soprattutto nell'ultima puntata, ho notato un voler riprendere come esempio, il personaggio di Lucifer, interpretato da Tom Ellis.Sia nei movimenti che nell'abbigliamento. Sappiamo che Netflix, ha acquistato la serie omonima, quindi un po' ho storto la bocca, ma davvero poco, per questo motivo.

Il finale, per quanto mi é piaciuto, non risponde alle domande che Agatha, divenuta Zoe in epoca moderna, si pone sul perché Dracula è quello che è; una sua considerazione rimane sospesa, “Ashamed” cosí lo definisce Zoe. Perché ?
Ecco avrei voluto una risposta a questo. Invece rimango a speculare.

A parte questi piccoli difetti, ho trovato questa serie fatta bene e mi è piaciuta davvero molto. 
Vale la pena guardarla.

Essendo una scrittrice, e amando i vampiri e Dracula all'inverosimile,  mi ha dato molti spunti, e la voglia di riprendere in mano i miei scritti e creare un vampiro diverso da quello che è stato creato fino ad ora, appunto costruendolo sulle caratteristiche che troviamo nel capolavoro di Bram Stocker, si è rinvigorita, e riprenderò a costruire il mio vampiro e non sarà un lavoro ne veloce ne facile, quindi non chiedetemi quando uscirà...voglio dedicarmici pienamente e uscirà quando io riterrò che il lavoro, da parte mia, sarà completo, o che non posso definirlo ulteriormente.

Guardatela la serie. Vale la pena.

Guardate il trailer QUI





lunedì 1 luglio 2019

IL TRENO

Ciao a tutti,
questo é un racconto che nacque con un workshop, un po' di anni fa.
Fui coraggiosa in questo workshop, perché si teneva in lingua finlandese, ed io ancora non avevo un finlandese forte, riuscivo a capire, ma quando si trattava di scrivere, ahimè, ero un disastro. Fu una sfida che volli prendere con me stessa, e la vinsi, infatti, questo é stato il primo racconto che ho scritto in Finlandese.
Questo workshop, mi portò al mio primo reading poetico, e fra il pubblico, c'era colei che poi divenne, qualche anno dopo, la coordinatrice del progetto Runokohtaus, che mi aprí le porte, per intraprendere il sentiero in cui sono anche adesso.
Tutti questi avvenimenti accaddero in un momento in cui volevo mollare la scrittura.

Abbiate fede, l'Universo vi mostra sempre se siete nel sentiero giusto o meno, basta stare attenti ai segni che ci manda.

Buona lettura.


IL TRENO

Era mattina presto quando Kima uscì per andare al lavoro come era solito fare ogni giorno, alla stessa ora, con lo stesso abito grigio da impiegato. Ma quella mattina aveva con se anche una valigia da viaggio. Non avrebbe fatto ritorno come ogni giorno alla sera. Doveva partire.
Il suo treno avrebbe lasciato la stazione infatti la sera, doveva andare verso nord. Salutò frettolosamente la famiglia per non far loro notare le lacrime che stavano iniziando ad uscire dai suoi occhi, non sapeva quando si sarebbe potuto riunire a loro e questo lo uccideva dentro. Chiuse la porta alle spalle e se ne andò .
In banca la giornata passò abbastanza velocemente. All'ora stabilita chiamò il taxi che lo avrebbe portato alla stazione. Il viaggio non era molto lungo, e quando il tassista lo lasciò davanti all'entrata nord dell'enorme stazione, ebbe un senso di smarrimento.
Non si ricordava la stazione della capitale così grande: le giganti statue stavano ai lati della porta sorreggendo quello che sembrava una miniatura del mondo stesso, l'enorme arco era ciò che formava l'entrata maestosa. Entrò attraversando la grande porta ed immediatamente fu investito dalla corrente d'aria calda, tipica di ogni stazione, e quell'odore tipico dei treni, misto a quello della gente. 
Si guardò intorno e notò che all'interno si era sviluppata una città a se stante composta da negozi, chioschi, ristoranti, bar e caffetterie, e giusto quel fast food, spiccava più grande di tutti gli altri sviluppandosi in due piani, ed era anche quello più affollato nonostante l'ora tarda.
Quando vi passò davanti istintivamente affrettò il passo sbirciando all'interno, voleva assicurarsi che non vi fosse qualche compleanno o festa particolare. Era un normale giorno, fece un sospiro di sollievo e si avviò verso il suo binario.
Il suo treno stava già aspettando, i passeggeri stavano porgendo gli ultimi saluti, alcuni con sorrisi , altri come lui seri e posati e soli. Cercò di ignorare la presenza di quel fast food, quando improvvisamente una canzoncina familiare colpì le sue orecchie, si avvicinava sempre di più, mentre a lui iniziavano a sudare le mani. Si allentò il collare della camicia aveva i primi sintomi di un attacco di panico. Le trombette suonavano, i bambini lanciavano stelle filanti e accadde quello che Kima aveva temuto: un viso di plastica dipinto di bianco e di rosso, apparve davanti a lui con quel sorriso falso come in uno dei peggiori film horror.  Kima corse più veloce che poteva  verso il suo vagone, entrò sbattendo su una vecchia signora che stava per entrare dentro il treno, masticò delle scuse che la signora non sentì e si piombò dentro al treno. Velocemente guardò il numero del suo posto a sedere e solo quando si fu seduto, iniziò a tranquillizzarsi vedendo che il clown del Mc Donald con a seguito i ragazzini urlanti in festa, si stava allontanando dalla parte opposta, facendo ritorno dentro al locale.
Era al sicuro pensò Kima guardando fuori dal finestrino.
Si rese conto che il vagone era pieno, e tutti i passeggeri lo stavano guardando in modo interrogativo, abbozzò un sorriso imbarazzato, guardò in alto per mettere la sua valigia nello scompartimento apposito, ma erano tutti occupati. Guardò ancora nuovamente per cercare un piccolo buco dove poteva stare la sua unica valigia ma non c'era, così decise di tenerla sulle ginocchia.
Il conduttore fischiò, e le porte si chiusero, il treno iniziò a muoversi.
Appena uscì dalla stazione notò dal finestrino un panorama a lui familiare.
Le tracce delle vecchie strade dove era solito passeggiare la domenica con la famiglia, erano ancora riconoscibili. Dove una volta era un albero o un parco adesso erano lampioni e cemento.
Ricordò quando la domenica, con indosso il vestito da festa camminava tendendo sottobraccio la moglie, mentre i due figli correvano felici, e andavano tutti alla messa domenicale, per poi fare ritorno a casa per il pranzo domenicale, per poi trascorrere la giornata con famiglia ed amici. Ordinarie erano le sue domeniche, e con la stessa routine, ma a lui piaceva così.
I tempi erano cambiati, i figli erano cresciuti. Ai sorrisi spensierati, si erano sostituiti quelli di circostanza. I vestiti della domenica erano diventati i vestiti di tutti i giorni, e i pranzi domenicali sostituiti da quelli presi in rosticceria, che a conti fatti costavano meno.
Improvvisamente una voce interruppe i suoi pensieri chiedendo 
“È libero questo posto?”
”Si ” rispose semplicemente Kima riprendendo a guardare fuori dal finestrino il panorama che scorreva velocemente, quasi come i suoi ricordi.
Lo strano tipo si sedette, e dalla vecchia borsa di pelle tirò fuori 3 palle ed iniziò a farle girare fra le dita. Era un giocoliere, indossava una bombetta nera sopra a dei lunghi capelli grigi e crespi. Aveva la pelle abbastanza scura. Indossava una giacca nera con delle toppe colorate una taglia più piccola della sua, i pantaloni anch'essi più corti delle sue gambe mostravano i calzini bianchi a righe, le scarpe probabilmente un numero superiore al suo perché sembravano enormi per la sua altezza, ed erano di due colori diversi: una rossa e l'altra verde.
Il giocoliere guardò divertito Kima che lo stava osservando e gli chiese
“Dove viaggi?”
“Lontano da casa, davvero lontano” rispose Kima
“La gente va sempre lontano; è sempre distante alla ricerca di qualcosa che ha perduto...” disse improvvisamente il giocoliere.
Kima sospirò pensando alla sua sfortuna, non solo era un giocoliere uscito da chissà quale pellicola dei fratelli Lumiere, ma era pure un giocoliere filosofo, e per di più voleva conversare!
Il treno si muoveva con il naturale dondolio, il fumo nero usciva dalla ciminiera.
Le panche all'interno erano in legno, dure e rivestite con della stoffa colorata. Era l'ultimo modello di treno, la gente viaggiava, orgogliosa di essere fra i primi a rinnovare quel nuovo binario. Ma nessuno parlava.
Kima sedeva, per lui un treno valeva l'altro, un binario valeva l'altro, l'importante era arrivare a destinazione. Già, la sua destinazione. Quale era alla fine?
 A volte si muoveva a destra e sinistra, allungando prima una gamba e poi l'altra per non far cadere la sua valigia; le gambe iniziavano a fargli male, così come la schiena ed il fondoschiena, ma non voleva togliere la valigia dalla sue gambe e anzi la strinse ancor più' a se, in realtà non era la valigia il problema, il problema era che i posti a sedere erano stretti per lui.
Cercò di pensare ad altro ignorando il dolore che stava prendendo anche altri arti, dandogli quella brutta sensazione di immobilità; tornò a guardare fuori dal finestrino.
Un panorama del tutto diverso si aprì davanti agli occhi di Kima che lo fece pensare se aveva preso il treno giusto.
L'improvvisa modernità era scomparsa. Quello che si apriva di fronte a lui era un ambiente stepposo ed a tratti desertico, il marrone scuro si alternava al giallo, dove qua e la Kima vide degli scheletri bruciati  delle tende indiane, conosceva quelle immagini le aveva viste con i suoi occhi tanto tempo prima ma come mai ancora erano li? Ricordava da bambino quando ancora abitava con la sua gente, prima che i cowboys cancellassero tutto e rinchiudessero quella storia in delle riserve, dove lui era appunto nato. Il giocoliere parlò di nuovo:
“C'era un tempo in cui qui si espandeva un panorama bellissimo, pieno dei colori delle diverse tribù indiane. Vi vedevi donne intente alla lavorazione delle pelli e delle stoffe, i bambini giocavano spensierati, e la sera si riunivano tutti intorno al fuoco  ad ascoltare le storie  e le leggende che lo sciamano narrava sugli antenati, trasmettendo così la loro storia e cultura ai giovani, le loro tradizioni. Adesso vedi? C'è  solo una terra morta.”
Kima ricordava molto bene quello che il giocoliere stava dicendo, lo aveva letto nel libretto di sua nonna, e si ricordava quando  le raccontava queste vecchie storie per farlo addormentare o calmare quando orfano e sotto shock era andato a vivere con lei.
Aveva scritto il libretto quando aveva imparato a scrivere la lingua dell'uomo pallido, e quel libretto era li, nella sua tasca accanto al cuore.
Quando la mattina aveva dovuto decidere cosa portare con se, aveva scelto proprio quel libretto che teneva sul comodino. Istintivamente si tocco la tasca interna della giacca per assicurarsi che fosse ancora li.
 Il giocoliere parlò di nuovo:
“Sai cosa amico mio? Sono su questa terra da tanto tempo, ho visitato tanti luoghi, e incontrato tante persone, ognuno di loro indossava sempre una maschera diversa, una maschera per ogni occasione...sono persino arrivato a pensare che ognuno ha una maschera che indossa più delle altre, ma la tua ancora non sono riuscito a capirla...”
Kima ormai era senza speranza, doveva arrendersi all'evidenza dei fatti, il suo amico , come lo aveva chiamato, non lo avrebbe lasciato viaggiare in tranquillità, ma invece di essere infastidito da questo, iniziò a vedere il giocoliere con occhi diversi, infondo conosceva la sua storia, e quella frase che aveva appena detto, era molto familiare; infatti prese il libretto dalla tasca e quando aprì la prima pagina notò che quello che sua nonna aveva scritto all'inizio, era  proprio quello stesso concetto.
Il giocoliere sembrò soddisfatto nel vedere di aver finalmente suscitato l'interesse del suo silenzioso compagno di viaggio, sorridendo continuò; “perché stai andando così lontano da casa? Cosa è andato storto?”
“Non e' andato nulla storto...” Kima disse subito sulla difensiva.
“Che lavoro fai? Indossi un abito classico, tipico da banchiere”
“Sono un contabile, e lavoravo in banca, oggi era il mio ultimo giorno di lavoro...”
“Perché  stai viaggiando così lontano? ” insistette il giocoliere
“Forse perché la banca mi stava diventando stretta dopo l'incidente...”
“aha...ho capito adesso...”
Improvvisamente il treno sembrò rallentare, il giocoliere si alzò, guardando Kima disse
“Ricordati sempre chi sei, da dove sei venuto, e cerca di capire dove stai andando Lupo Bianco. Ci rivedremo presto...”
Il nome con cui lo aveva chiamato era il suo nome di nascita, Kima era confuso. Come faceva a saperlo quello straniero?
Quando il treno frenò bruscamente, e Kima aprì gli occhi capì che si era addormentato ed aveva sognato tutto.
Si trovava nel pendolino che aveva preso alla stazione centrale. L'hostess stava passando con il suo carretto con caffé , panini succhi di frutta e cioccolate,  suonava il campanello del suo carretto gridando:
“Caffè, tee, sandwich, limonate...”
Il treno riprese la sua normale corsa, accanto a se Kima notò un normale uomo d'affari, con il tipico vestito blu scuro che stava leggendo le notizie economiche sul quotidiano. Kima si assicurò di avere tutto al suo posto, la valigia la vedeva era sempre nelle sua ginocchia, si tocco la tasca interna per sentire se il piccolo libretto della nonna era sempre al suo posto, e c'era. Si voltò nuovamente a guardare fuori, doveva essere sicuramente notte fonda perché era un nero schiacciante.
 Cominciò ad avere dei dubbi sull'affare che la banca gli aveva affidato.
Quando aveva iniziato a lavorare per la banca mai avrebbe pensato di trovarsi ad andare in una città dal nome impronunciabile, per una commissione.
Aveva sempre creduto che la sua vita sarebbe stata fra la banca e casa, fino alla pensione, che attendeva con particolare ansia, attendeva quel tempo per poter finalmente vivere con l'amata moglie, realizzare i loro sogni e fare finalmente quel viaggio di nozze che non era mai stato possibile fare.
Quel dannato giorno però, quello aveva cambiato tutto nella sua vita ed in lui, la sua banca era stata bersaglio di una rapina fatta da sei banditi con indosso la maschera da clown, e c'era stata una vittima, si ricordava bene questo, ma il non si ricordava chi era stata pensó fosse a  causa  dell'enorme shock subito.
L'uomo d'affari sospirò e sfogliando le pagine del quotidiano disse:
“Che sfortuna, è sempre stato un paese tranquillo. È proprio vero che non si è  più sicuri da nessuna parte. La mattina parti per andare a lavoro, tranquillo, e fai ritorno a casa in una bara d'acciaio...”
Un brivido improvviso  lo attraversò. Si sentì come se un serpente lo avesse circondato e lo stesse stringendo facendogli mancare il respiro, ed un dolore lancinante lo colpì al petto.
Guardò per bene il giornale che il suo compagno di viaggio aveva fra le mani, e riconobbe la sua faccia. Lui era stata l'unica vittima della rapina, e improvvisamente ricordò tutto.
Si alzò in preda al panico e notò che il giocoliere era nuovamente apparso e stava in piedi nella porta che univa il suo vagone all'altro, girava fra le dita le tre palle ma nessuno vi stava dando particolarmente attenzione, la valigia cadde con un sonoro tonfo nel pavimento, e come per incanto, o meglio dire come per una dannazione, notò chi erano davvero i suoi compagni di viaggio.
Alcuni avevano un cappio al collo, altri un buco in mezzo alla fronte, altri erano malati e altri ancora vecchi , ma tutti inconsapevoli come lo era stato lui fino a quel momento. Guardò il giocoliere, l'unico viso più ”vivo” di altri e disse:
“Dove sto veramente andando? Non posso essere morto la ferita era lieve, poi... mi ricordo che mi è stata data questa lettera..” si frugò nella tasche per tirare fori una strana lettera con una busta altrettanto strana con su scritto il nome della città impronunciabile dove era stato affidato a lui il nuovo lavoro, e la mostrò al giocoliere che disse:
“Non hai ancora capito Lupo Bianco dove stai andando?”
“No! Questo e' tutto uno scherzo. Dove sono le telecamere nascoste? ” Il giocoliere scosse la testa e disse:
“Non hai più molto tempo...”
Aprì nuovamente la lettera, il giocoliere si tolse dalla porta e si mise di lato, Kima lesse la città impronunciabile : ALLAHLAW quando notò la scritta riflessa nel verto della porta scorrevole WALHALLA.

Bip...bip...biiiip...biip....biiiiiiiiiiii. Linea piatta. 
Ci fu un improvviso accorrere di medici e infermieri, Kima vide se stesso steso su quella branda, vide la moglie al di la del vetro. Stava piangendo. Il figlio maggiore la stava abbracciando stretta e la figlia le stringeva la mano. Tutti in lacrime.
I medici le stavano provando tutte, poi, il medico di turno prese la cartellina, e scrisse. Data di decesso 19 Aprile 20..
Uscì e comunicò la notizia ai familiari.

Kima guardó il nuovo strano amico e disse:
“Sono morto.”
“No. direi che stai tornando da dove tutti veniamo, per iniziare una nuova vita” Disse il giocoliere.

Dall'altoparlante la voce metallica del capotreno disse:
“Prossima fermata Walhalla”
Kima guardandosi intorno chiese al giocoliere.
“Ma loro lo sanno? ”
“No. Ognuno di loro aspetta il custode che è stato loro affidato. Appena lo vedranno faranno il tuo stesso percorso. Il problema è  che il custode è  già a loro fianco, solo che ancora non lo vogliono vedere.”
“E a me è  stato affidato come custode un giocoliere... ”
Il giocoliere sorrise e disse:
“Guardami adesso Lupo Bianco”
Kima lo guardò e davanti a se aveva un capotribù con indosso i colori della sua tribù.
Era un uomo di profonda saggezza lo capì subito dallo sguardo.
Kima sorrise divertito, quando questo suo nuovo amico disse:
“Adesso sei pronto, vai...ti stanno aspettando”
Il terno si fermò, le porte si aprirono, e Kima fu investito da una luce bellissima.
Davanti a lui era sua nonna, i suoi genitori e tutte le persone che aveva perduto, e la sua amata tribú.

© Diana Mistera 2010 workshop esercizio di scrittura.


martedì 4 giugno 2019

ANNUNCIO

Ciao a tutti!
Per molto tempo mi sono immaginata come avrei scritto questo post o quando.
Ho deciso di scriverlo,  togliendomi anche qualche sassolino dalle scarpe.

Lettere Animate ha annunciato la chiusura  nel Maggio del 2020.

Ci hanno informati con una email, e ci hanno offerto diverse opzioni;  ma io il mio discontento con loro lo avevo espresso giá in precedenza, e quindi ho deciso di recidere il contratto e riprendermi i diritti su entrambi i miei libri; quindi non mi ha sorpreso piú di tanto questa notizia, lo avrei comunque fatto a Settembre a fine contratto.

Come autrice mi sono sentita completamente dimenticata e lasciata a me stessa, neppure hanno proposto i miei libri a dei blog, come avevano promesso di fare.
Le vendite sono state misere, e ció che ho venduto é stato in forma elettronica prevalentemente, quando c'era la promozione, come la chiamavano loro, a 0.99e, quindi io come autrice non ci prendevo niente.

Non vi nascondo che uno dei motivi per cui il terzo volume della saga Orpheus, era bloccato, derivava  proprio da questo mio discontento con loro, perchè scrivere se non si ha nessun riscontro?
Se comunque, seppure in mani ad una CE piccola, il lavoro te lo devi fare tutto da sola?
E non vedevo l'ora di riavere in mano i miei due libri, ed essere nuovamente io a decidere il loro destino.

Devo ammettere che loro hanno ampliamente contribuito alla mia non più voglia di scrivere, facendomi rimpianegere piú volte , di aver firmato un contratto con loro.

Si impara dai propri sbagli, ed io ho imparato che i miei libri meritano di meglio, io merito di meglio come autrice, anche se questo significa tornare a pubblicare come self e se non venderó, sarà solo per colpa mia, perché non dedico le mie energie a quello che creo, e so che questo non succederá.

I libri che da oggi non saranno piu disponibili da nessuna parte sono:

ORPHEUS, The Awakening, Orpheus saga vol.1 

IL DEMONE DELLO SPECCHIO, The Unleashing, Orpheus saga vol.2 

I due volumi verranno rieditati e pubblicati da self, ma non so dirvi quando, perché al momento mi sto dedicando ad altri progetti.

Ringrazio coloro che li hanno letti, e mi hanno supportata in questo viaggio durato 4 anni, che hanno recensito i libri, e anche coloro che li hanno comprati e non li hanno commentati, spero vi saranno comunque piaciuti.

Continueró ad aggiornare il blog, continuo a scrivere quindi passate di qua qualche volta.

Se volete seguirmi anche in altri canali, ecco dove mi trovate.

Facebook

Twitter

Instagram

Buona estate a tutti, se non ci leggiamo durante questa splendida stagione! 😃







lunedì 27 maggio 2019

NUOVA RECENSIONE AD ORPHEUS

Ciao a tutti
torno ad aggiornare questo blog con una nuova recensione fatta da La Setta dei Poeti Estinti ad Orpheus, the awakening -vol.1 a cura di Alessandra Micheli che ringrazio .🙏

...Ci troviamo di fronte a un romanzo rosa dalle accese, ma in modo molto contenuto, tinte del gotico. Questo perché per intrigare il lettore e, perché no, per dare la vera idea della peculiarità dei protagonisti, fanno capolino tra un capitolo e un altro dei richiami a un esoterismo per nulla eccessivamente borioso ma piuttosto reso, credo in modo consapevole, fruibile al lettore neofita. Questo perché, se ben interpretato, l’esoterisno, ossia ciò che è nascosto, può anche fungere da mezzo educativo, mettendoci in guardia contro la pericolosità di un’ombra resa ignota e pertanto allettante, usate come uno dei protagonisti Maurice solo per sentirsi potenti e accettati in un modo spesso illusorio e dedito alle apparenze....

Per leggere tutta la recensione vi invito a cliccare il link qui sotto.👇👇👌👌

http://lasettadeipoetiestinti.altervista.org/recensione-orpheus/?fbclid=IwAR0Nknyj1i7aYqLry2fSpCkYcKZDvrmrF5_thPL5jDnKccHX-QUmWUWoHgw

Alla prossima! 😊




Cristiana Meneghin , Le Gemme Dell'Eubale- blogtour

SOTT'ACQUA

Non vedo il fondo in questo mare e la tempesta é vicino sento il suo tocco tagliente sulla mia anima. Non vedo se sotto  di me ci s...