UN RACCONTO...

Finalmente lo posso pubblicare...ho partecipato ad un concorso con questo racconto, che non ho vinto, quindi adesso posso conividerlo con voi. Buona lettura! Comments are welcome!


the dreamachine

Quando l’intuizione é solo uno stato mentale

Patricia aveva 12 anni e f
requentava la scuola media; nonostante la giovane etá, era piú matura delle sue compagne, piú seria, forse perché era una sorella maggiore che come tutte le sorelle maggiori era abituata a prendersi cura del fratellino mentre i suoi erano a lavorare, lavare i piatti e aiutare nelle pulizie di casa.

Era spesso persa nel suo mondo perché aveva l'animo della sognatrice che non mancava a farla sentire nel posto sbagliato e nel tempo sbagliato. Desiderava fortemente essere accettata dai compagni, smettere di avere insufficiente a matematica, non sentire piú i genitori litigare, non sentirsi quel pugnale nel cuore quando i ragazzi piú grandi la prendevano in giro a causa del suo nome, mentre tutte le sue compagne iniziavano giá ad essere corteggiate ed ad avere i primi fidanzatini. Nessuno a casa si era mai preoccupato di chiederle come mai era sempre silenziosa o come si sentiva, tutti erano troppo presi da se stessi e dai problemi. Patricia era la tipa strana del paese ed il paese stesso l'aveva isolata.
Era estate, ma Patricia pensava a settembre, le vacanze passavano lente e nessuna delle sue amiche era venuta a cercarla, era lei che le raggiungeva ogni sabato pomeriggio in centro. Pensava a quando le scuole sarebbero iniziate e sarebbe stata in seconda media, un idea che non le piaceva affatto, perché la classe era dispari e l’amica di banco aveva trovato un altra compagna con la quale aveva legato meglio e lei sarebbe rimasta sola, in quell’unico banco in prima fila tanto odiato da tutti.
Abitava con la sua famiglia lontano dal centro e guardava il fratellino di 5 anni, il suo compito per ricevere la paghetta settimanale, stando tutto il giorno in giardino a leggere, sul plaid che aveva steso e reso il suo piccolo regno intoccabile; il cane del vicino le correva sempre incontro quando la vedeva, un piccolo bastardino marrone di nome Charlie, che anche lei adorava e quando stendeva nella coperta, le si metteva accanto, a volte tranquillo altre volte lavandole il viso con i “baci”. Con se Patricia portava sempre il suo diario, dove vi scriveva le sue giornate, le frasi che la colpivano del libro che stava leggendo abbozzando delle prove poetiche. Nel giardino erano molti pini ed abeti che con la loro ombra, accompagnavano anche i riposini del fratellino che, esausto dopo i giochi si addormentava fra lei e Charlie.
Ad
agosto, la maggior parte delle famiglie medie italiane si muoveva per le tante desiderate ferie, il ferragosto era alle porte , i paesi e le cittá erano deserti ed anche il piccolo paesino toscano in cui Patricia viveva era vuoto; i nonni dall'Inghilterra stavano arrivando con i regali, ed il loro arrivo significava sempre partire per il mare per 10 giorni, ma la tensione in famiglia era alta a causa del mancato pagamento dello stipendio ai suoi genitori e lei non aveva proprio voglia di andare a trascorrere le vacanze al mare con la sola compagnia del fratellino di 5 anni, mentre tutte le sue amiche erano in posti vicini le une alle altre. La destinazione quell'anno sarebbe stata Marotta; una cittá balneare vicino a Fano presso l’Hotel Europa che aveva anche lo stabilimento balneare privato, quindi l’ombrellone numerato con le sdraie a secondo del numero di stanza che occupavi. Il sole di agosto, le spiagge affollate e la musica suonata da un juke-box che echeggia in tutto il bagno, quale migliore immagine per descrivere l'estate? Infatti, e per Patricia che non era piú una bambina ma che non si sentiva neppure abbastanza grande per sentirsi una donna, non le interessva stare sdraiata a prendere il sole e quando il jukebox non suonava era una noia mortale stare in spiaggia. Eran passati 3 giorni, e patricia desiderava giá tornare a casa quando notó nell’ombrellone accanto un ragazzo moro, con intensi occhi marroni, talmente scuri da sembrare neri, sentendolo parlare con la presunta fidanzata capí che non era italiano. Lo osservava con sguardi fuggitivi, nascosta dagli occhiali a specchio neri che andavano tanto di moda fra i giovani quell'anno, le piaceva proprio, a volte lui sembrava accorgersi e la guardava sorridendo e quelle volte erano per lei i momenti piú belli di tutta la giornata. Man mano che i giorni passarono, suo padre aveva preso confidenza con l’ombrellone accanto e quindi con il ragazzo dagli occhi neri e le aveva riferito che erano tedeschi, Patricia stendeva sempre il suo telo, nella posizione strategica fra il suo ombrellone e quello del ragazzo cosí facendo finta di nulla ascoltava le conversazioni di suo padre con il ragazzo seppure senza capire una parola, fra le proteste di sua madre che le diceva di mettersi la crema protettiva e le corse del fratellino che puntualmente la riempivano di sabbia, motivo per cui non voleva mettere la crema e qualche parola scambiata con i nonni per allenare il suo inglese, cosí trascorrevano le sue giornate.
Era passata poco piú di una settimana quando il
tempo si guastó; iniziarono le piogge e la mattina era troppo fresco per andare in spiaggia se non dopo pranzo; Patricia approfittó per farsi un giro solitario lungo la banchina e notó che c'era un edicola, cosí dopo aver sfogliato diverse riviste da “adolescenti” decise di comprare l’unico giornale che catturó la sua attenzione, si chiamava “Il Monello” sulla copertina era Renato Zero, l'unico volto familiare fra le decine esposte nelle varie riviste, le piacevano molto le sue canzoni ed il suo modo di fare cosí gaio, orgogliosamente lo pagó con i suoi soldini sentendosi cosí un pó meno bambina. Quando tornó all’ombrellone, inizió a sfogliarlo distrattamente, non c'erano tante cose interessanti e lo lasció nella sdraia distratta dal ragazzo dell’ombrellone accanto, che correndo stava dirigendosi verso il mare per fare un bellissimo tuffo, nuotare verso la fidanzata che era giá in acqua e lo stava chiamando. Sospiró sognando di vivere anche lei una scena del genere un giorno, magari con un ragazzo meno grande di lui, che avrá avuto sicuramente piú di 22 anni.
Costretti a rimanere dentro l’hotel la sera guardava la tv con gli altri ospiti, annoiandosi; c’erano ragazzini troppo piccoli con cui giocare, o troppo grandi per avere confidenza, i grandi erano accomodati al bar dell’hotel sorseggiando drinks, ma non vide il ragazzo.
Era domenica, il canale tv era sintonizzato su uno dei tre canali rai e l’appuntamento fisso era quello con Discoring. Fu quella sera che la sua estate cambió in modo radicale. Mentre guardava distrattamente i vari cantanti in classifica, un gruppo attiró la sua attenzione: si chiamavano Alphaville, ed avevano ben due singoli nella top ten in classifica, il presentatore parlava un linguaggio a lei sconosciuto e troppo svelto e Patricia non riuscí a catturare il titolo della canzone che stava iniziando. Cosa era la top ten? Che significava? Lo chiese alla madre e scoprí che la top ten non era altro che la classifica dei 45giri piú venduti. Quando tornó a sedersi sul divano e vide il cantante degli Alphaville, il cuore le si fermó improvvisamente; si innamoró subito di quel viso che assomigliava moltissimo a quello del ragazzo dell'ombrellone accanto, di quella voce; si concentró sulla canzone cercando di capire cosa diceva, provando a canticchiare il ritornello mentre le farfalle volavano impazzite nella sua pancia ogno volta che la telecamera faceva un primo piano del cantante; era entrata nel mondo delle adolescenti.
Quando tornó in stanza si ricordó di aver visto il nome Alphaville nel giornaletto che aveva compprato la mattina e prima di addormentarsi lo sfoglió nuovamente e gli Alphaville occupavano proprio la parte centrale, c'era una lunga intervista e due belle foto; i giorni che seguirono passó ore a guardarle, sentiva un legame inspiegabile con quell’uomo; non sapeva da dove veniva quello strano pensiero, ne perché, ma c'era e con il tempo lo avrebbe scoperto.
Quel numero de “Il monello” divenne il suo tesoro, il primo segno, che niente nella vita accade per caso. Uno strano sorriso si stampó sul suo viso fino alla fine della vacanza, non ebbe piú voglia di tornare in spiaggia, le sembrava vuota senza il ragazzo dell’ombrellone accanto, era partito quella stessa domenica, passava quindi le sue giornate chiusa in camera fra gli sguardi preoccupati dei nonni inglesi e le parole di rassicurazione della mamma che spiegava loro che stava entrando nell'adolescenza.
Le vacanze finirono, i nonni ripartirono, la tensione tornó in famiglia a causa del continuo ritardo degli stipendi dei suoi. Dal canto suo, Patricia inizió a cercare in tutte le edicole foto e articoli sugli Alphaville, la sua ricerca divenne sempre piú difficile; sentiva le canzoni in classifica e scoprí anche il juke box nel piccolo bar dove si trovava con le amiche e, mentre le amiche giocavano a wonder boy, lei spendeva le sue monetine nel juke box ad ascoltare solo gli Alphaville. Fu proprio in loro compagnia che Patricia fece un errore enorme e nel raccontare la sua estate disse una mezza veritá; raccontó che era stata al mare come ogni anno con i nonni inglesi e tutta la famiglia e che aveva conosciuto il cantante degli Alphaville; le amiche ascoltavano interessate e lei si sentí finalmente importante. Le avevano creduto, ma allo stesso tempo, erano anche andate a dirlo in giro ad altre ragazze, che erano da sempre state astiose nei suoi confronti; dando loro una ulteriore ragione per prenderla in giro, quelle che appartenavano a quel gruppo che l’aveva sempre derisa per il suo nome, quelle che stavano sempre con i ragazzi grandi nonostante avessero 12 anni come lei, quelle che non perdevano occasione per umiliarla per i suoi vestiti stravaganti che venivano dall’Inghilterra, con quello stile tipicamente british con camicette con il colletto alto, i pantaloni alla zoava ed i pizzi, in perfetto stile vittoriano, che adorava e che divennero successivamente lo stile dei goths.
Era settembre, a breve sarebbe iniziata la scuola ed il famoso libro delle vacanze giaceva sulla scrivania ancora da fare. Patricia aspettava la fiera paesana, un altro spicchio di felicitá dove fra giostre, dolciumi e stremanti camminate in mezzo alla folla a guardare i banchi, con la mamma prima in cerca di qualche affare, con le amiche poi a spendere la paghetta settimanale, che per l'occasione sarebbe stata un pó piú alta, avrebbe trascorso l'ultimo weekend delle vacanze estive senza pensieri.
La fatidica domenica arrivó e mentre passeggiava con le amiche udí gli Alphaville uscire da uno dei banchi che vendevano i dischi. Il cuore le inizió a battere all’impazzata e quando chiese al mercante se aveva quel 45 giri, lui tutto sorridente lo tiró fuori: aveva la copertina gialla chiara e nella piccola foto nell’angolo, Marian, il cantante degli Alphaville, era bellissimo; certo il costo di quel 45 giri le avrebbe tolto i giri negli autoscontri con le amiche, ma in quel momento quel piccolo quadratino giallo, era mille volte piú importante dei giri sulle giostre e lo compró, sotto lo sguardo sconvolto delle amiche che ancora non avevano alcun interesse nella musica, nei cantanti o nei dischi.
Quando fece ritorno a casa mostró orgogliosa il suo acquisto, e si mise ad ascoltare subito la voce di Marian che cantava squillante “...The ringing of yor loughter it's sounds like a melody, To once forbidden places, We'll go for a while...”
Quel 45 giri divenne l’unica voce che uscí dal giradischi da quel momento in poi.
Quando la scuola ebbe inizio, come aveva temuto, era sola in quell’unico banco in prima fila, lontana da quelle che credeva fossero le amiche del cuore, che erano nella fila centrale della classe. Le giornate a scuola erano interminabili, l’interesse di Patricia diminuiva a dismisura, desiderava tornare a casa ed ascoltare gli Alphaville. Mentre i professori spiegavano le materie lei con aria trasognata pensava a Marian, scriveva il suo nome ovunque nel suo banco,nel diario,sui quaderni, sognava ad occhi aperti quella stessa bugia che aveva raccontato e che continuava a ripetere, senza rendersi conto che stava condannando se stessa ad una maggiore solitudine, solo per voler avere quella felicitá che le negavano ad ogni presa in giro, quell’importanza che disperatamente andava cercando per il troppo bisogno di essere la migliore amica di qualcuno, di avere qualcuno che la andasse a trovare a casa per fare i compiti insieme, o portarle i compiti quando era ammalata, che condividesse con lei la passione per gli Alphaville. Ma le amiche persero interesse nella sua storia e Patricia precipitó nella piú scura solitidine. Il suo mondo era composto solo da loro e dai sogni che faceva ad occhi aperti su Marian, guardando quella pagina de “ Il Monello” attaccata al muro, dove gli occhi di Marian erano la sua sola compagnia e quell’unico disco che da quanto lo aveva ascoltato stava iniziando ad avere i fruscii tipici lasciati dalle puntine del giradisch. Seguiva assiduamente ogni programma musicale che andava in onda sperando di rivederlo, trascurando i compiti ed il fratellino. Ma nei programmi non si vedevano piú, aveva sentito un presentatore dire che stavano preparando il loro primo Lp che sarebbe uscito lo stesso ottobre e giá aveva deciso di chiederlo come regalo di Natale.
La tensione in casa era tornata, non c’erano soldi, la ditta era in crisi e suo padre stava avendo un esaurimento nervoso, come se non bastasse, suo padre e suo zio dovevano spartire i beni di famiglia e le litigate fra loro erano diveatate molto amare. Patricia soffriva molto per tutta quella situazione che le era caduta addosso come un enorme macigno, l’unico legame forte che sentiva era quello con il fratellino che in qualsiasi modo la adorava;dormivano nella stessa cameretta nel letto a castello, lei al piano di sopra e lui al piano di sotto e spesso si chiudevano in camera insieme, dove lei si isolava scrivendo come avrebbe voluto che fosse la sua vita, leggendo i suoi sogni al fratellino che li ascoltava come fossero fiabe; si costruí lentamente un mondo parallelo dove cercava rifugio.
Quando arrivó il Natale, rivide un pó di armonia in casa. Non credeva piú a Babbo Natale,ma la notte della vigilia dormí veramente poco; era curiosa di vedere se quel regalo li era al suo posto sotto l'albero. Era ormai notte fonda,quando sentí i suoi genitori andare a dormire, lei aveva fatto finta di dormire tutto il tempo, aspettó di sentire il respiro profondo dei suoi nella stanza accanto per sgattaiolare a vedere cosa c’era sotto l’abero, in punta di piedi scese dal letto ed andó a vedere l'albero e vide il quadrato sottile che spiccava sopra tutti gli altri regali, il biglietto portava la scritta “ per Patty da Babbo Natale”, sapeva che era il regalo speciale di suo padre; ogni natale sotto l’albero era sempre un regalo speciale, ed anche quell’anno, Babbo Natale le aveva portato quello che desiderava.
C’erano tanti pacchetti con il suo nome, altrettanti con il nome del fratello, nonostante la famiglia avesse problemi, l’albero di natale era stracolmo di pacchetti e pacchettini; ma era ancora notte fonda e tante ore dovevano ancora passare, prima di poter aprire quel regalo.
Alle
7 del mattino quando udí sua madre trafficare in cucina con la moka per preparare il caffé, Patricia decise di alzarsi. Suo padre la osservava dal tavolo della sala che era anche quello dove pranzavano e cenavano, sorridendo le chiese come mai si era svegliata cosí presto, si sedette al suo posto, con lo lo sguardo rivolto all'abero con la paura di essersi immaginata quel quadtato sotto l'abero ed in vece era lí avvolto nella carta dorata; bevve distrattamente la sua megatazza di orzoro mentre in tv erano iniziati i tipici programmi natalizi.
Finalmente suo padre disse che poteva aprire un pó di regali e lasciarne un pó per il pomeriggio dopo il pranzo; il suo viso si illuminó e corse a prendere subito quel quadrato tanto prezioso. Lo scartó attentamente e finalmente apparve la copertina del primo Lp degli Alphaville, aveva gli occhi lucidi ed aveva dimenticato tutti gli altri regali, che intatti aspettavano sotto l’albero. Lo girava e rigirava fra le mani, leggendo i titoli delle canzoni, un poche le conosceva giá perché le aveva sentite in tv, c’era anche quella canzone tipica di natale che aveva emozionato tutti quanti e che sarebbe diventata una delle hits piú famose nel mondo firmate dal trio tedesco degli Alphaville “Forever Young”. Dentro era una seconda copertina, in cui in primo piano apparvero subito le foto dei tre componenti. Dalla copertina Marian la guardava con quello sguardo tanto magnetico quanto impertinente; dietro erano tutti i testi delle canzoni. Guardó suo padre, che si era spostato in cucina ad aiutare per il pranzo natalizio e stava preparando il ripieno per l’arrosto, con il disco in mano fece una domanda silenziosa mentre sua madre, in sala, iniziava a tirare fuori dal mobile la tovaglia buona e le stoviglie nuove per preparare la tavola di Natale ed il fratellino giocava con il Daitan nuovo di zecca, invadendo chissá quali pianeti, ed ebbe finalmente il permesso di ascoltre il disco: lo appoggió sul vecchio giradischi, spostó il pulsante sulla scritta 33, mise la puntina sul punto giusto con mani tremanti dall’emozione, ed inizió ad uscire la splendida musica degli Alphaville. Leggeva tutte le parole delle canzoni cercando di capirne il significato, era si molto brava nella lingua inglese, piú delle sue coetanee, proprio per le sue origini: mezza italiana e mezza inglese, aveva sentito quella lingua fin da quando era in fasce, ma c’erano delle parole che ancora non conosceva, fra un ascolto ed un altro il pranzo di natale era pronto. I crostini toscani fumanti, i suoi preferiti, erano stati disposti al centro tavola con i vari sottoaceti ed affettati. Il paté d’oca, che aveva preparato suo padre, anch'esso sul tavolo era stato messo a fianco del cestino con il pane tostato all’interno, ed accanto era il piattino con il burro; al centro tavola suo padre aveva creato una composizione con rami di abete e ginepro sulla quale al centro aveva riposto una candela grande che sarebbe rimasta accesa tutto il giorno, un pó come il ceppo natalizio a casa dei nonni, nel focolare, loro vivendo in un appartamento in affitto, non avevano il focolare, ma la candela era una bellissima e magica sostituta di quella tradizione senza tempo; per suo padre non era Natale senza quel tipo di accorgimenti sulla tavola e mentre la sigla del telegiornale annunciava le notizie, tutta la famiglia felice, era riunita intorno alla tavola per il pranzo di Natale.
Era stato un Natale perfetto, si preannunciava anche un Capodanno piacevole, ma come ogni cosa bella non duró abbastanza e nel giro di pochi mesi erano iniziati nuovi attriti in famiglia,litigi, nervosismo e di nuovo una ricaduta del padre in un ennesimo esaurimento nervoso.

A scuola le cose non andavano certamente meglio, le prese in giro ed il parlare alle sue spalle si faceva sempre piú pesante ed a casa nessuno le chiedeva come stava perché troppo presi da altri problemi; cosí si isoló sempre di piú passando intere ore a scrivere la sua storia immaginaria nell’agenda ed aveva giá riempito tutte le pagine che comprendevano 6 mesi dell’anno. La voce di Marian era l'unica compagnia: dal disco aveva trasferito il tutto su cassetta, cosí da poterlo ascoltare sempre, nel suo walkman mentre aveva giá tradotto ogni singola parola.

Un pomeriggio, mentre stava guardando e rileggendo la copertina interna dell'Lp, notó un indirizzo. Stava scritto : "per ulteriori informazioni e contatti scrivere a ...” ed una casella postale di Berlino. Decise di scrivere cosí una lunga lettera, indirizzata a Marian in cui le raccontava della sua vita e della sua voglia di non vivere piú, perché stanca dei litigi in famiglia, stanca della solitudine in cui era drammaticamente precipitata, stanca delle prese in giro, stanca di tutto.

Gli Alphaville erano tedeschi ed abitavano in quella cittá divisa da un muro. Quel famoso muro che era presente anche nelle loro canzoni, che lei dodicenne smarrita aveva iniziato a costruire intorno a se mentre la stanchezza di vivere stava lentamente prendendo campo dentro di lei, coprendola con un velo grigio,una espressione senza gioia velava i suoi occhi che si illuminavano solamente quando sentiva la voce di Marian uscire dal giradischi, quando quella magia indescrivibile la catapultava in quella dimensione senza barriere, dove regnavano solo i suoi sogni, una via di fuga che aveva creato con quello che aveva, ossia la sua fantasia.

Le condizioni del padre deteriorarono, era arrivato a non dormire piú la notte, con il deterioramento erano iniziate le minacce del padre di spaccarle quel disco che metteva in continuazione ed erano diventati un incubo costante. Patricia passava le notti a piangere mentre i suoi litigavano sempre piú ferocemente, nascose quell'oggetto prezioso nella parte dell’armadio piú profonda per proteggerlo dalle ire di suo padre che si era fissato con il computer e le urlava parolacce perché a lei non interessavano i programmi sulle volpi e sui conigli e le possibilitá matematiche di sopravvivenza e di riproduzione in un isola deserta, lei odiava la matematica a priori, non l'aveva e non l'avrebbe mai capita quella scienza per lei cosí poco importante.

Un giorno, uscendo da scuola trovó sua madre e suo zio ad aspettarla fuori, significava che qualcosa di veramente brutto era successo, una morsa le strinse il cuore e il sapore della bile le salí in bocca facendole vomitare quel poco che aveva mangiato a merenda. Suo padre era stato ricoverato, quando tornó a casa entró di corsa nella stanza trovando i poster degli Alphaville che aveva raccolto con tanta fatica tutti rotti, a pezzi per terra. Il suo mondo crolló. I pezzi stracciati in terra sembravano rappresentare lo stato della sua anima: distrutta. Corse a vedere se il disco si era salvato da quella furia inspiegabile, lo aveva nascosto bene e suo padre non lo aveva trovato. Sua madre tornó a lavorare il giorno seguente, mentre suo padre rimase ricoverato sotto psicofarmaci e forzato a dormire, peché si sa, quando non si dorme per settimane, alla fine non si capisce piú quale sia la realtá e quale invece la situazione che crea la mente.

Patricia non riconosceva piú quell'uomo che aveva “ucciso” suo padre, si ricordava fin troppo bene tutti i momenti belli passati con lui, quando le cose andavano bene, cosí anche lei esausta chiese alla madre di poter rimanere ancora un giorno a casa.

Quando rimase sola, vagó come un fantasma da una stanza e l'altra senza piú lacrime da piangere, nessuna delle sue amiche era venuta a vedere come stava, eppure sapevano, il paese era piccolo e le voci giravano velocemente, era sola con la voce di Marian come unica compagnia. Senza pensarci due volte andó verso il mobile dei medicinali, dove erano gli psicofarmaci che suo padre non aveva mai voluto prendere, aveva deciso di morire cosí. Nell'armadietto dei liquori era rimasto solo del vermouth bianco, sapeva che gli alcolici e quei medicinali erano una bomba per il cuore, lo aveva letto nelle istruzioni. Cosí con in cuffia “A Victory of love” si preparó.

Per qualche strano motivo, quel giorno, Dio aveva messo in moto tutto il suo esercito per salvare quella miserabile vita, chissá se per un cattivo senso dell'umorismo oppure perché Patricia era in qualche modo importante per l'universo, sta di fatto che mentre stava per ingollare il cocktail mortale, lo squillo del campanello forte ed insistente la interruppe. Andó ad aprire la porta per vedere chi con tanta insistenza stava ritardando la sua fine: era un giovane postino, sorrideva, lei lo guardó con espressione interrogativa e lui con quel sorriso angelico rispose “ La cassetta della posta per qualche motivo non vuole aprirsi, ed ho pensato che questa fosse una lettera importante...” e gliela consegnó. Patricia la osservó incredula. I francobolli non erano italiani, ma neppure inglesi e lí c'era scritto il suo nome, era una busta bella piena, sentiva qualcosa di duro dentro, giró per vedere il mittente : “Alphaville Moonoffice...”voleva ringraziare il postino, ma era scomparso, pensó che forse era stata troppo a lungo ad osservare quella busta bianca e chissá cosa aveva pensato di lei quel giovane postino dagli occhi celesti.

Con mani tremanti aprí la busta delicatamente, attenta a non sciupare nulla: all'interno vi trovó una lettera stampata in cui le comunicavano che era stata inserita nella lista del Moonoffice, allegata a questa comunicazione erano una marea di indirizzi di fans come lei; alcune erano italiane, la cosa dura che aveva sentito non era altro che la cartolina con gli autografi, pianse di gioia, la primavera era finalmente iniziata anche per lei, strinse al cuore quella preziosa cartolina e notó un altra cosa dentro la busta: una busta piú piccola, sigillata, con il suo nome scritto a mano, quando la aprí, notó con stupore che era una lettera da Marian, ormai le lacrime scendevano come una cascata. Marian aveva dedicato alcuni minuti della sua giornata per scriverle. Fra le tante cose che lesse una la colpí : ”sai, solo gli stupidi decidono di buttare via la propria vita suicidandosi...tu non sei una stupida. Credi nei tuoi sogni sempre, le cose andranno meglio, é una legge cosmica, ed un giorno ci conosceremo, allora saró orgoglioso di te, perché significherá che queste parole non sono state scritte invano.” Patricia promise a se stessa che avrebbe seguito quel consiglio alla lettera: andó nel bagno, nel water gettó le pasticche, ripose il vermouth nell'armadietto degli alcolici e si mise a leggere gli indirizzi della “Moonlist” cosí si chiamava la lista che le era arrivata con la lettera.

Scrisse prima alle italiane, poi alle tedesche, alle inglesi, a tutti. Inizió cosí un nuovo capitolo per la piccola Patricia con decine e decine di amiche di penna che condividevano con lei la stessa passione sia per la musica che per Marian.

I problemi non erano scomparsi, anzi erano ancora li, ma adesso aveva un sogno in cui credere, una promessa da mantenere.

Passarono gli anni molti dischi uscirono, tradusse molte canzoni e creó molte compilations da ascoltare nel walkman; i posters tornarono sul muro, altri autografi e cartoline con auguri di Buon Anno arrivarono puntualmente ogni anno, il muro fu abbattuto, sia quello di Berlino che quello che si era costruita intorno, continuó ad essere un animo tormentato, questo tormento la portó a scrivere poesie, racconti, tutto quello che la sua anima le dettava; a volte erano proprio le canzoni degli Alphaville che arrivavano in aiuto nei suoi primi esperimenti letterali, inizió a leggere tutti i libri che via via Marian consigliava nelle interviste, cosí cresceva, incompresa dalle amiche che non capivano il suo attaccamento a quell'uomo unico custode di quel segreto che non aveva raccontato a nessun altro, a quel gruppo nonostante passassero gli anni, persino la sua famiglia non riusciva a capirlo, ma lei lo sapeva ed il suo amore cresceva di intensitá con il passare degli anni, un amore diverso, un amore sacro, un amore platonico che nessuno riusciva a capire o spiegare.

Era il 1 agosto del 1998, erano passati 14 anni e qualche mese da quella prima lettera e Patricia finalmente mantenne la sua promessa. Calde lacrime le scesero dagli occhi nonostante i suoi 26 anni quando finalmente fece la foto ricordo con Marian e lui con un sorriso dolcissimo l'abbracció stretta a se dicendole che si, si ricordava di lei e che finalmente si erano incontrati. Ad oggi, alcune di quelle amicizie sono presenti nella vita di Patricia che ancora compra i cd degli Alphaville appena escono, ancora sogna e crede nei suoi sogni. Ancora é grata a quella ossessione che le ha salvato la vita. La chiamereste voi, ancora, una ossessione?
 
© Diana Mistera 30.6.2012
 




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