sabato 4 aprile 2026

SABATO SANTO

Oggi è il Sabato Santo. Il giorno del silenzio.
Un silenzio che pesa. Un silenzio che spaventa. Perché nel silenzio sei solo con i tuoi pensieri.
Sei a contatto con l’essenza più nuda di te stesso. Con l’umanità intera. E certi silenzi sono sacri.
Sento l’energia di questa veglia. Sento il peso di questo giorno sospeso.
Yeshua — perché questo era il suo nome — è morto. È stato sepolto.
Siamo in lutto.
La corona di spine. I chiodi. La croce. Un lenzuolo bianco a coprire un corpo martoriato. Come se coprire bastasse per dimenticare.Come se bastasse a giustificare.
È morto per noi. Si è sacrificato per noi.
E 2026 anni dopo, nello stesso luogo in cui tutto è accaduto, c’è ancora guerra.
Ancora odio.Ancora condanne.
Innocenti muoiono ogni giorno.Ogni giorno crocifiggiamo ancora, e ancora, e ancora.
Perché?
È una domanda che brucia. Faccio fatica a perdonare chi lo ha condannato.
Faccio fatica a perdonare chi oggi continua a farlo, ogni volta che un innocente viene ucciso in guerre senza senso, contro ogni suo insegnamento.
E allora mi chiedo — non solo oggi, ma ogni giorno — se meritiamo davvero il Suo perdono.

Quando ci interroghiamo sue questo, la risposta che troviamo non ci piace.
Per questo per alcuni, il silenzio è così insostenibile.
Ma forse è proprio lì, in quel silenzio che pesa come pietra, che siamo chiamati a scegliere.
A non essere tra chi crocifigge.
A non essere tra chi giustifica.
A non coprire per dimenticare.

Il Sabato Santo è il giorno dell’assenza. Ma è anche il giorno in cui il cuore decide da che parte stare. E nel silenzio, anche quando fa male, io voglio restare.



Cristiana Meneghin , Le Gemme Dell'Eubale- blogtour

SABATO SANTO

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