martedì 11 maggio 2021

NELLAMORE, DALLAMORTE

Era una tiepida giornata di Gennaio. Lux guardò il calendario, ricordando le parole del padre,  quando a Gennaio parlavano dei giorni della merla, uno scorcio di primavera in pieno inverno, perché i giorni della merla erano sempre caratterizzati da un tiepido sole caldo.

Decise di fare una passeggiata e raggiungere la chiesetta di legno  che da tanto tempo voleva visitare, costruita in un prato che si apriva proprio in mezzo al bosco. 

Arrivata a destinazione le sembrò proprio di entrare in un'altra dimensione, tanta era la pace e la tranquillità che emanava quel posto. Era senz'altro un posto usato per fare magia, intorno aveva ogni elemento: l'aria, la terra, il fuoco della griglia, tipico di posti del genere dove la gente andava a fare passeggiate per immergersi nella natura e come in molti parchi naturali finlandesi, la gente si fermava per mangiare, e l'acqua di uno dei tanti laghi che caratterizzavano quella parte della Finlandia. E lo spirito era in pace.

Prese il viale che portava alla porta e mentre camminava vide qualcosa luccicare nell'erba, si abbassò per vedere di cosa si trattasse, e vide un anello in argento.

Era antico di sicuro, lo prese e notò delle incisioni all'interno, pensò che fossero del, o della proprietaria/o, e pensò che di ritorno a casa sarebbe andata alla stazione della polizia per consegnarlo agli ufficiali e chiedere loro di fare un comunicato ufficiale, di sicuro chiunque fosse il proprietario o la proprietaria di quell'anello lo stava cercando per ogni dove. 

Ad uno sguardo più attento notò che era incisa una frase:

“Nellamore. Dallamorte.”  E come ogni donna farebbe, lo indossò; l'unico dito dove le stava perfettamente era l'anulare sinistro.

Sentì come una scossa elettrica attraversarle il corpo e perse i sensi. 

Al risveglio, si ritrovò nella stessa prateria ma non riconosceva tutto il resto intorno. 

Lux iniziò ad ansimare, dove era finita? Intorno era tutto nero, sembrava quasi fosse rinchiusa in una specie di sfera di cristallo, solo che fuori era il vuoto assoluto. Stava forse avendo un incubo? Si era forse improvvisamente addormentata nella radura? Si era elettro shockata  da sola, ma come? 

Ma no, ricordava che stava andando verso la chiesa e che nel viale aveva trovato un anello, lo stesso che adesso si trovava al suo dito anulare sinistro. Provò a toglierselo, ma invano. Non ci riuscì, come provava a levarlo, le bruciava la pelle. Anche i vestiti che indossava non erano più gli stessi.

Dove erano i suoi anfibi e i jeans? Indossava una veste candida, sembrava un abito da sposa, ma qualcosa non andava in quell'abito. Era stato come dimenticato, dimenticato addosso a lei. Accarezzò i pizzi della manica e pensò con il groppo in gola e in lacrime:

“Un amore dimenticato.”

Eppure il modo in cui era stato cucito, con cura e devozione dimostrava che, chi lo aveva fatto, aveva creduto in quello che simboleggiava. Come mai allora, la sua bellezza e sacralità era ingiallita? Era stato bianco una volta, Lux questo lo sapeva. Era stato cucito per un amore speciale, che però non si era dimostrato tale, per questo era invecchiato ed ingiallito addosso a lei.

Si sedette sconsolata sulla panca che era fuori dalla baita che era stata una chiesa prima. Forse era morta e quello era il limbo e chi aspetti nel limbo? Doveva fare i conti con i propri pensieri e le proprie azioni. Questo fai nel limbo.

Emil stava facendo trekking nel bosco.  Non aveva mai visitato quel luogo nonostante non fosse distante da casa sua, ma fra le tourné ed i dischi non si era mai dedicato profondamente alle passeggiate, se non in posti che già conosceva, ma una pandemia era esplosa e quindi tutto si era fermato. Costringendolo a fermarsi. E a lui non piaceva stare fermo, si sentiva prigioniero in quell'immobilità. Non poteva più viaggiare; di fare concerti non se ne parlava, era ancora troppo pericoloso, dato che un vaccino per quel dannato virus ancora non era stato trovato, così perché non approfittare? Infondo la sua filosofia di vita, da un po' di tempo era diventata quella di vivere nel momento  e se l'Universo aveva spedito una pandemia, aveva avuto le sue ragioni, e per lui ritirarsi un po' dalle scene non sarebbe stato poi così male. Certo si era tenuto occupato, era stato come la formica, che fa le scorte per l'inverno, aveva lavorato molto. Troppo. Aveva sfornato nuova musica, nuove collaborazioni, un nuovo libro e persino una sceneggiatura per un film horror.

Si nascondeva dietro al fatto che doveva essere attivo per raccogliere, quando in realtà lo aveva fatto per non sentire la pesantezza del cuore. La pesantezza di quella solitudine che aveva deciso di avere, forse perché non si sentiva degno di quell'amore che dentro di se aveva sempre creduto esistere, ma non per lui, perché amare in modo così profondo significava anche esporre la propria vulnerabilità, e ogni volta che aveva abbassato le difese, il muro che si era costruito negli anni intorno, aveva sofferto.

Aveva approfittato di quella tiepida giornata di maggio per addentrasi in quel boschetto che da tanto desiderava esplorare. Sentiva che alcune cose stavano cambiando anche dentro di se. 

Oltre alle passeggiate in posti ancora da esplorare, la pandemia aveva reso possibile fare un lavoro di introspezione. Le passeggiate lo aiutavano anche a fare questo. Doveva pure guarire, doveva rompere quei limiti che si era imposto e forse adesso era pronto a farlo.

Camminava ascoltando il canto degli uccelli, stando anche attento a non disturbare qualche serpente. Era primavera e si erano svegliati anche loro. Si era attrezzato bene, aveva gli anfibi e nello zaino anche il kit di emergenza in caso di uno sfortunato incontro con una vipera. 

Intravide da lontano una specie di rifugio. Quelli che incontri nei parchi protetti, per gli esploratori o gli amanti di trekking, per riposare, in caso di pioggia o neve, magari rifugiarsi ed accendere un bel fuoco, o semplicemente per mangiare qualcosa di caldo, fermarsi mentre tutto, altrove, è ancora in un movimento frenetico. Perché non approfittare? Infondo aveva camminato per ore. Poteva permettersi una pausa.

Man mano che si avvicinava, notò che non era proprio un rifugio, era una baita ed era abitata. 

Una signora sedeva sul tavolo fuori. Sembrava una strega in tutto e per tutto. Sul tavolo aveva la sfera di cristallo, circondata da dei tarocchi. 

Aveva un turbante di seta rossa, indossava braccialetti  e collane con vari  cristalli. Ne riconobbe diversi perché Emil si interessava di magia da anni ormai. Conosceva le varie proprietà di ogni cristallo che vide indossato dalla strega. Sulla porta dello chalet erano acchiappa sogni e teschi di renna. Non era facile incontrare una strega del nord di questi tempi, ma li stava seduta e lo stava invitando a sedersi davanti a lei. 

La donna sorrise invitante, ad uno sguardo più attento era molto sensuale pensò Emil. Nella triade di Ecate sarebbe stata la fase della Donna, poco prima di diventare la Crone.

Aveva delle forme abbondanti. La tunica bianca aveva una bella scollatura ed i seni una bella forma. Era l'immagine della fertilità, della femminilità, della Madre. Emil ne era attratto, molto attratto.

“Scegli una carta” disse la  strega. 

Emil era titubante, l'incantatrice continuò “Dai coraggio, le mie carte non hanno ancora ucciso nessuno...”

Emil prese una carta e quando la cartomante la girò era l'Asso di Coppe. Emil sapeva benissimo il significato di quella carta, fra quelle del mazzo dei tarocchi, era quello che aveva sempre temuto. 

La strega sorrise sensualmente e continuò:

“Scegline un'altra...”

La seconda carta che uscì fu quella della Morte.

“...e un'ultima”

La terza ed ultima carta che scelse fu quella Del Mago. 

La strega aveva a qual punto un sorriso consapevole, e disse ancora:

“Dimmi viandante...cosa vedi nella mia sfera di cristallo? Mi vedi? Chi e cosa vedi ogni notte prima di addormentarti? Vedi Amore o Morte?”

Emil guardò la sfera, e come era successo a Lux, fu risucchiato all'interno.

Come Lux si ritrovò di fronte allo stesso edificio, come Lux, era dentro la sfera di cristallo e intorno era il vuoto. 

Era confuso, pensó che la strega gli avesse fatto un qualche incantesimo, e ben presto realizzò di non essere solo.

Si diresse verso l'edificio e notò una donna vestita di bianco seduta sulla panca. 

La donna alzò lo sguardo su Emil. 

Era forse arrivato finalmente l'angelo che l'avrebbe portata via da quel limbo?Ne aveva tutte le sembianze. Era finalmente giunto il momento di tornare a casa?

L'anello al dito di Lux emanò un fascio di luce che si alzò verso un punto preciso della sfera, rompendola. 

Emil si avvicinò a lei con il forte impulso di stringerla se. E guardandola intensamente negli occhi disse:

“Si è sempre trattato di te.”

Le sue braccia avvolsero i fianchi della donna, entrambi ascesero. 

Quello che era sembrato loro il vuoto, in realtà era l'Universo, che li accolse nella loro forma più divina. 

“Nellamore, Dallamorte” entrambi sussurrarono prima di sigillare il loro destino con un bacio.


© Diana Mistera 11.05.20121

©picture  Diana Mistera Helsinki 2020







giovedì 31 dicembre 2020

AUGURO A TUTTI UN ANNO MIGLIORE

 Da sempre questa é la giornata dell'augurio di Felice Anno Nuovo. 

Quest'anno non me la sento di usare la parola Felice bensì Migliore.

Chi lo avrebbe pensato che l'anno scorso, nel fare gli auguri, stavamo entrando in uno degli anni più difficili della nostra esistenza come esseri umani in questo pianeta, in questa esistenza?

Ecco appunto...nessuno di noi, neppure i medium più famosi...

Certo, quando feci la ruota dell'anno coi tarocchi, qualcosa avevo visto e c'era una carta che mi colpì talmente tanto che ancora mi fa paura, e che non riuscii ad interpretare come legata a me, proprio per la paura che mi suscitò. Era la carta  della perdita emotiva, che di solito implica, secondo il manuale, la perdita di qualcuno caro, e non ero davvero pronta per un'altra perdita. 

Ma non gira tutto intorno a me no? E soprattutto, niente va secondo le istruzioni del manuale, perché siamo esseri umani in continuo movimento anche quando tutto ci sembra stagnante in 3D, siamo forme energetiche quindi in 5D niente é stagnante, c'è sempre un motivo per cui siamo chiamati a fermarci e riposare nella realtá in cui viviamo.

Questo sto anche imparando nel mio lavorare con i tarocchi e gli oracoli. Gli spiriti, le Guide, non ti dicono solo cose che riguardano te...ma che riguardano un collettivo, un collettivo di cui fai parte. Di sicuro questo era uno dei motivi per cui quella carta non la sentii direttamente mia; e mi capita spesso quando faccio le stese, che tutto sembra connettersi come un puzzle poi c'è una carta che non c'entra niente, ecco quella carta magari é la più importante di tutta la stesa, e a me succede che continuerà a rimanere nella mia memoria, fin quando non trovo la spiegazione; sto imparando a considerarle queste carte che non cëntrano niente con le altre, senza pensare o dubitare che tutta l'interpretazione delle altre carte non é giusta. 

Il 2020 per me é quella carta che non c'entra nulla con le altre, eppure mi sta insegnando ad avere una visione più ampia, a vedere le cose, le situazioni, da una prospettiva diversa.

Molti medium avevano percepito un cambiamento drastico, ma una Pandemia? No, non era passato nell'interpretazione di nessuno. 

Di perdite emotive in questo anno ce ne sono state tante a livello collettivo, perché uno sguardo più ampio a questa carta suggerisce la perdita di contatti emotivi, o la perdita di contatti in generale, e questo la pandemia ha portato. La perdita emotiva é la frustrazione che si sente a non poter abbracciare strette le persone a noi care. La perdita emotiva é la perdita di contatto con le persone, é un'agonia vedere una persona che ami incondizionatamente, e non riuscire neppure a toccarla, quello che hai sono le sensazioni che un contatto non contatto ti ha lasciato, i giochi di sguardi, la reazione chimica, e ti aggrappi a quelle sensazioni come un assetato si aggrapperebbe all'acqua nel deserto, e ti manca quel mancato contatto, ti manca tantissimo, e quando il ricordo non ti basta più, la frustrazione é insostenibile, eppure, pure questo ti aiuta a crescere, a fare il passo successivo. Trovi le soluzioni per continuare a fare quello che ami, quello che senti come la tua missione, certo impieghi un po' ad abituarti, ma proprio quello che ami ti da' la forza di guardare avanti, perché dopo la notte, viene sempre il giorno, dopo l'oscuritá arriva sempre la luce, é il naturale corso di tutto...

Il mio 2020 non é stato orribile, é stato a sará ancora per un po' nel 2021 difficile, lo sará per tutti.

Ho cambiato lavoro, e sono grata di aver lavorato e continuare a lavorare quando in molti stanno affrontando disoccupazione o cassa integrazione.

Sto chiudendo un ciclo davvero grande della mia vita che aprirà le porte ad un nuovo inizio.

Sono evoluta come essere umano grazie al cammino spirituale in cui sono.

Certo, mi mancano gli abbracci, mi manca la spontaneità che avevo nell'approcciare le persone, perché questa pandemia ce l'ha tolta questa spontaneità. 

Mi manca l'andare a Helsinki o Turku, perché é troppo rischioso, o Italia, Torrita, per lo stesso motivo. Andare ai concerti...andare a nuotare in piscina...

Queste cose torneranno. Torneremo ad abbracciarci a bere insieme fosse anche solo un caffè spensierati.

Se abbiamo imparato qualcosa da tutto questo, perché c'è una lezione molto importante dietro a questa pandemia, apprezzeranno molto di più questi gesti, proprio perché la lezione da imparare é NON DARE NULLA PER SCONTATO, io l'ho imparata questa lezione.

Quindi a tutti voi, auguro UN ANNO MIGLIORE, e lo auguro anche a me stessa. 

Love and light ❤️




martedì 17 novembre 2020

LA RADURA DI MISS PEMBROKE- Lacey Black- Astro Edizioni

Dorset, 1820. Catherine Pembroke proviene da un'importante famiglia nobile. Alla prima giornata di bel tempo, decide di fare una passeggiata nella radura in mezzo a un bosco che ama molto. Lì, si sofferma a osservare i fiori, ma ben presto incontra George Basset, un giovane di bell'aspetto, che le regala un fazzoletto e la scorta fino a Pembroke Hall. Durante i balli e le cene della stagione appena iniziata, la ragazza ha occasione di incontrare più volte Basset, per il quale comincia a provare un sentimento che prende forme inaspettate. Nel frattempo, quasi ogni notte, Cathy si abbandona al Sogno, che le fa provare le vette più alte del piacere e l'aiuta a comprendere cosa sia l'amore. Così, Catherine si trova ben presto di fronte a un bivio: amare George Basset, o continuare ad amare in modo passionale un Sogno?


Recensione di Diana Mistera

Torniamo a fare recensioni in italiano. Eh si, mi ero un attimino allontanata perché il leggere era diventato un dovere più che un piacere e non mi andava bene questa trasformazione, dato che per me leggere é da sempre un modo per lasciare questa realtà e catapultarmi in un'altra, rilassarmi, essere senza pensieri, doveri e preoccupazioni della vita quotidiana, e non é forse questo il compito della lettura?

Ecco questo libro é riuscito in questo intento.

Non é una lettura lunghissima, quindi mi ha fatto dono di due giorni di completa leggerezza e me lo sono infatti letto tutto con calma.

La storia si svolge nel 1820, e l'autrice é perfettamente riuscita a rappresentare questa epoca nella storia, con descrizioni molto dettagliate sia del paesaggio che delle ville e dei giardini, che del bon ton in uso in quegli anni,  nella media alta società dando a questa lettura quella marcia in più. 

Ho amato il modo in cui ha diviso il mondo onirico della protagonista da quello della realtà, dividendo questi due elementi, anche nella scelta del carattere di scrittura, io avendo letto il manoscritto, spero davvero che sia stata mantenuta questa distinzione anche nella versione definitiva pubblicata da Astro Edizioni, perché da alla storia quel tocco in più che ti spinge a continuare la lettura e anche una certa linearità.

La storia la leggiamo con gli occhi di Miss Pambroke ma, mi sarebbe piaciuto però capire e leggere di più di Mr. Basset, ma credo che non sia stato pensato come un romanzo, ma un racconto lungo, quindi va bene la struttura che gli è stata data. 

Le scene erotiche sono descritte bene e non entrano mai sul volgare dato che ci troviamo di fronte ad un genere rosa.

Solitamente non amo questo genere, ma l'ho trovata una lettura piacevole e la consiglio agli amanti del genere.




martedì 28 luglio 2020

VANITÀ

Vanità ti ha soggiogato con la sua viltà

proprio tu

figlio adottato da quella rumorosa notorietà

abbattuto dalla tua stessa superficialità

ti abbandonò proprio lei, la creatività.

Ed io

innocente passante

in questo tempo errante

chiusa nel mio silenzio accondiscendente

inconsapevole mandante

di questo amore assente.

Cibo accattivante

le parole che scrivo guidata dal fuoco

del mio cuore agonizzante

le stesse che dedico a te

mio incosciente amante.

© Diana Mistera 28.7.2020 Precedentemente scritta nel 2012




martedì 30 giugno 2020

SOTT'ACQUA

Non vedo il fondo in questo mare
e la tempesta é vicino
sento il suo tocco tagliente sulla mia anima.
Non vedo se sotto  di me
ci sono lucci 
o squali, che potrebbero inghiottirmi con un solo morso.

Tu puoi vedere 
anche nella profondità della superficie
lo so, la stessa profondità la porti con te,
ma vedi solo gli squali, eppure
mi incoraggi ad osare
perché non ti fidi dei tuoi sensi.
Non ti sei mai immerso così pericolosamente vero?
Neppure io.
E la superficie dell'acqua
riesce a trovare il nostro tallone di Achille
e come una lancia ci colpisce senza pietà, senza avviso.

Tu questo mi fai...
mi porti alla deriva 
sempre più lontano dalla spiaggia sicura
ed ho le vertigini e sono spaventata
ma sento la tua voce chiamarmi e non posso più ignorarla
anche se non capisco se sia un grido disperato
per allontanare gli squali...o me.

Mi hai fatto scoprire di avere un potere segreto 
non mi voglio più  nascondere
non voglio bloccarmi, non voglio scappare
non voglio perderti, combatterò per averti
per raggiungerti, non mi arrenderò.


Lo senti, quando sott'acqua grido forte il tuo nome?
Sto annegando o salendo di nuovo alla superficie?

© Diana Mistera 2020



domenica 14 giugno 2020

LAVANDA, PREZZEMOLO, SALVIA, ROSMARINO E TIMO

Ricordo un tempo lontano.
Abitavo in una piccola casa in una  delle foreste dello Yorkshire, una delle sue città, quella vicino alla mia capanna, era molto famosa per la sua Fiera, alla quale andavo per barattare la mia merce in cambio di quello di cui avevo bisogno per sopravvivere.
Nella mia cesta trovavi sempre le solite spezie: salvia, lavanda, timo e rosmarino. Amavo essere circondata dai loro profumi. Io stessa le coltivavo per fare pozioni, oli saponi e sacchetti per attirare abbondanza e virtù.
Circondata da questi profumi camminavo fra la gente, nella mia veste più bella. Barattavo queste mie creazioni in cambio, di pane, uova e formaggio.
Quando l'inverno era alle porte, le barattavo con la lana, che usavo per cucire le vesti che mi avrebbero tenuto al caldo e coperte. Il bosco provvedeva a tutto il resto, perché ero a lui devota.
Al mercato, ammiravo le arti dei fabbri e dei lavoratori del legno e della cera.
Gli anni passavano divenni una giovane donna corteggiata da tanti, voluta veramente da nessuno, perché strega.
Doveva pur esserci l'amore la fuori anche per me, sospiravo alla Luna ogni notte, mentre continuavo perpetuamente a coltivare queste spezie.
Da sempre avevo parlato con lei di tutto. Lei mi ascoltava come una madre, mi sorrideva come un'amica, mi incoraggiava come donna, durante le sue fasi. Lentamente  però persi questa convinzione, e non parlai più alla luna dell'amore, anche perché se mi guardavo intorno non ne trovavo di amore, non quello che credevo io fosse l'amore.
Ogni anno per la festa di Beltane il mercato era la mia meta fissa.
Preparai il mio tavolo con molta cura con la mia merce. Fra le tante passioni che avevo, c'era anche quella di creare degli amuleti in legno;ma da me volevano solo pozioni.
Le giovani donne in età da matrimonio, di solito cercavano quella dell'amore, come se indurre qualcuno ad amarti fosse il compito principale di una strega, ma dovevo pur mangiare, e facevo loro delle pozioni, con salvia, prezzemolo, lavanda, rosmarino e timo. L'amore non si può barattare e ne si può indurre la propria volontà su qualcuno. Ami me e me solamente, si, ma per quanto?  Sapevano davvero cosa era l'amore? Mi sarebbe piaciuto sapere perché non ne avevo idea, pensavo ogni volta che concentravo le mie energie su quello che demandavano.
Un giorno si avvicinò al mio banco un uomo. Sentii la gente sussurrare che era uno stregone ed erano anni che non aveva più visitato il mercato, quell'anno la sua visita sconvolse tutti.
In molti avevano creduto che fosse morto. Era un eremita, nessuno conosceva il suo passato ne da dove era venuto; e mi ricordo che da piccola lo avevo visto una volta, ma la memoria era sfuocata.  Ma aveva una energia che la mia anima conosceva davvero bene, e non riuscivo a controllare il mio cuore nel battere troppo forte in petto.
Le sue vesti erano scure e indossava un cappuccio che gli copriva parte del viso.
Era alto per quello che riuscivo a vedere, con dei lunghi capelli dello stesso colore della notte.
Dei pantaloni neri gli fasciavano i fianchi e le gambe, una camicia nera  aperta sul torace  faceva intravedere che se era lo stesso uomo che avevo visto da piccola, non era invecchiato di un giorno.
Al collo portava un medaglione con su rappresentato un lupo nero.
Guardando le mie erbe disse:
“Lavanda, prezzemolo, salvia, rosmarino e timo...”
“Si signore. Le coltivo io stessa...”
“ Mi ricordano  colei che fu una volta il mio vero amore...”
“Oh, parlate al passato...”
“Il tempo non ha nessuna importanza per quelli come me...passato, presente e futuro, si annullano e congiungono nella loro staticità...”
Fu in quel momento che alzando la testa dal mio tavolo, mi guardò con gli occhi del colore del blu del mare, e io ricordai; colui che in ogni mia vita, fu il mio vero amore.
“Lavanda , prezzemolo salvia e rosmarino, mi faranno sempre ritrovare il sentiero che mi porterà a te, perché sono il tuo vero amore. La lavanda ti proteggerà durante la mia assenza. Il prezzemolo ti conforterà. La salvia  ti darà la forza. Il rosmarino è l'amore che necessiterai per perdonarmi, e il timo sarà il coraggio di entrambi, ma soprattutto il mio di ritornare. ”



© Diana Mistera 2020





sabato 9 maggio 2020

OMBRE



Era una tiepida sera di estate. Una lieve brezza, stava dando un po' di tregua al caldo torrido della giornata. Tutto il vicinato era a veglia. Le voci gioiose dei bambini che giocavano a calcio lungo la via si alzavano al cielo confondendosi con il continuo spettegolare delle vecchie matrone che sorde, urlavano invece di parlare.
Al pub i giovani conversavano delle vacanze imminenti sorseggiando della birra, mentre le ragazze si facevano continui selfie da pubblicare sui vari social media.
Lux seduta da sola davanti ad un Martini coktail, leggeva un libro mangiando di tanto in tanto i salatini che le aveva portato il barista. Il cellulare era capovolto sul tavolo con la suoneria muta e la vibrazione attiva. Era il momento della giornata che preferiva quello della sera.
Alzando la testa dalle pagine del libro, notò uno strano movimento fra le ragazze che improvvisamente dimenticarono i selfie ed iniziarono a guardarsi fra loro in quel modo di intesa che solo le donne hanno; un giovane straniero era giunto in quel paese sperduto fra le colline senesi, e aveva subito attirato l'attenzione su di se, persino Lux sentì un brivido attraversarle la schiena: era di una bellezza rara ed aveva un magnetismo unico. Degli occhi blu brillavano come specchi su un viso da angelo contornato da lunghi capelli lunghi, lisci e neri come la notte, che gli cadevano sulle spalle. Una maglietta nera gli fasciava il torace scolpito e dei jeans scuri le gambe muscolose.
Si sedette ad un tavolo poco distante da quello di Lux ordinando un Bloody Mary. Una scelta particolare, pensò Lux fra se. Nessuno, a parte suo padre, aveva mai fatto una tale richiesta, e suo padre era purtroppo morto da quasi un anno. Il barista confuso sorrise e scomparve dietro al bancone del bar.
Chissà se avevano tutti gli ingredienti per fare un Bloody Mary? Pensò Lux fra se, poi tornò ad immergersi nelle pagine del libro; ma era distratta, attratta da quello straniero, e ben presto fu costretta a chiudere il libro e iniziare anche lei a trafficare con il cellulare pur di non perdersi in quegli occhi che la guardavano con intensità; fantasticare su quelle labbra carnose e perfette che si erano aperte in uno splendido sorriso; rivolto a lei.
Le ragazze iniziarono a parlare a voce troppo alta, i ragazzi, probabilmente accortosi del probabile nemico, divennero possessivi con quelle femmine che fino a poco tempo prima non avevano degnato di nessun tipo di attenzione. Le più audaci si avvicinarono al tavolo dello straniero, iniziando degli small talks con lui che rispondeva gentilmente ma senza dare loro troppa confidenza. I più cretini iniziarono a fare battute stupide con il solo intento di provocarlo, ma lui, li ignorò sorseggiando il suo Bloody Mary.
“Ehi Lux, possiamo tenere le tue poesie esposte ancora per un po'? ” Le disse il barista portandole il secondo Martini Cocktail
“Si si...c'è ancora qualcuno che legge poesie?” chiese ironica
“Si. Hai ricevuto molti complimenti, soprattutto da ospiti stranieri nel guest book, hai avuto un'idea fantastica a voler esporre i tuoi lavori sia in italiano che in inglese e con delle illustrazioni da te dipinte!”
“Grazie”
“Così sei una poetessa...”
Lux alzò lo sguardo. Lo straniero le si era materializzato di fronte: non era solo bello, era anche molto alto.
“Scrivo poesie, non so se questo fa di me una poetessa...e sono una pittrice...”
Il giovane sorrise “Io suono la chitarra, e non so se questo fa di me un musicista...” Lux non riuscì a trattenere un sorriso e quel muscolo che per troppo tempo era rimasto in silenzio iniziò a bussare nella cassa toracica fin troppo forte.
“A presto poetessa”
“A presto musicista.”
Quella notte Lux ebbe difficoltà a prender sonno. Il viso del giovane non abbandonò un solo istante la sua testa .
Per molte sere Lux andò in quel pub e lo stesso fece lo straniero.
I sogni della giovane donna iniziarono ad essere abitati da quegli occhi, da quel viso, da quel corpo. Quegli stessi sogni le raccontavano storie, le davano visioni di vite che non aveva mai vissuto in cui erano insieme ed ogni volta che i loro sguardi si incontravano, il sorriso dello straniero diventava sempre più consapevole, ma al di la di poche battute, il giovane era un mistero sia per lei che per la comunità.
Una sorta di passione mista ad ossessione prese corpo in Lux, bruciava e tagliava come una lama di rasoio ed esplodeva nelle poesie, che scriveva, quasi senza controllo, nei quadri che aveva ripreso a dipingere.

Nel cielo splendeva una bellissima luna piena, erano settimane che si incontravano al bar e ancora non conosceva il suo nome ed uno strano impeto la travolse. Doveva sapere chi era quel giovane che le stava narrando storie nei sogni e guidava i versi delle sue poesie ed il pennello nelle sue tavole. Titubante, si avvicinò a lui, e prima ancora di pronunciare la domanda il giovane rispose:
“Vlad...Vlad è il mio nome.”
“Ho bisogno di ritrarti, perché non riesco più a farlo solo a parole.”
“È una proposta?” rispose sorridendo maliziosamente.
Lux arrossì ed abbassando lo sguardo rispose:
“Lascia stare...non importa...”
“Tu sei stata ferita profondamente tanto tempo fa...” Disse Vlad guardandola con maggiore intensità, e sfiorandole il viso con una carezza continuò “ Sarei onorato...”
“Non ho soldi per pagarti...”
“Non importa. Quando iniziamo?”
"Quando vuoi...quando sei libero.”
Vlad guardò l'orologio da taschino, poi guardò fuori nella notte:
“Anche subito...le notti di luna piena sono così magiche...”
Raggiunsero la casa di Lux e andarono nello studio.
“Come vuoi ritrarmi?” Chiese il giovane con una strana luce negli occhi.
“Tu mettiti a tuo agio al resto penso io.” rispose Lux con un lieve imbarazzo.
Il pennello iniziò a muoversi freneticamente e lui silenziosamente posava.
Ogni poesia non scritta trovò espressione sulla tela. Pennellata dopo pennellata, schizzo dopo schizzo, lentamente il quadro prese corpo ed ogni sfumatura divenne un pezzo di un grande puzzle.
Il fuoco alimentava il pennello, lo stesso che quegli occhi celavano.
Ben presto fu impossibile contenere il desiderio esploso in entrambi fra pennelli e versi; e nella quarta notte di luna piena, si arresero alla passione promettendosi amore eterno.
La quinta notte di luna piena però, Lux al suo risveglio, si ritrovò da sola. Vlad era scomparso nello stesso modo in cui era apparso; al di la delle promesse, lasciandole un vuoto dentro che non riusciva a colmare in nessun modo se non dormendo e sognando di lui.
Baci infuocati e amori lussuriosi iniziarono ad animare i sogni della giovane donna e ben presto non riuscì più ne a scrivere ne a dipingere.
Era settembre quando il postino suonò alla porta con una lettera. Non c'era mittente non c'era neppure la provenienza.
Lux aprì tremante la missiva. Una rosa nera era stata disegnata meticolosamente; era perfetta e sotto di essa una frase scritta con il rosso del sangue:
”Scomparirò come sono apparso, ma continuerò a provocare in te il proibito.”
Istintivamente si guardò allo specchio. Qualcosa era cambiato in lei. Non prese sul serio la frase lasciata dal misterioso Vlad, fin quando non iniziò a sentirsi svuotata. La disperazione prese il sopravvento spingendola lentamente verso un abisso, che mai le era sembrato così profondo, e non ne vedeva neppure la fine.
Lux non riuscì più a distinguere il confine fra la realtà e sogno.
Si imponeva di dormire e di sognarlo pur di sentirlo dentro; pur di sentire le sue mani, le sue labbra ed al risveglio, lacrime amare scendevano dai suoi occhi cadendo su quelli di Vlad, senza intaccare minimamente i colori del ritratto con il quale divideva ormai le sue notti.
Non c'era riposo, non c'era fuga da quegli occhi, solo ombre che la seguivano. Vlad l'aveva incatenata a se.
Caparbia continuò a frequentare il bar e sedersi al solito tavolino, aspettandolo ossessionata dalla convinzione che un giorno sarebbe tornato.
Ormai abbandonata persino dalla propria anima sedeva e attendeva; ed ogni sera sconfitta si trascinava a casa.
Era la sesta luna piena. Negli occhi di Lux l'ultima scintilla vitale stava per spegnersi mentre guardava la pienezza della Luna invidiandone la luminosità, una luce bellissima la stessa che una volta anche lei aveva posseduto, i polsi aperti gocciolavano sangue su quel ritratto. Nessuno si ricordava più di quello straniero; quando l'avrebbero trovata ormai esangue, nessuno si sarebbe preoccupato a cercarne il motivo. Era da sempre stata la strana del paese. Nessuno avrebbe pianto sulla sua tomba a nessuno sarebbe mancata.
Una figura alta e scura si avvicinò a Lux, sbucata dal nulla:
“Abbiamo una cicatrice in comune”
Quella voce. Impossibile non riconoscerla.
Lux sorrise ironica incrociando quegli occhi di nuovo.
Aveva immaginato tante volte cosa avrebbe detto a Vlad nel momento in cui sarebbe tornato, aveva giocato con quell'idea così tante volte che era sicura di non fallire. Con quale tempestività era tornato a darle il bacio della morte.
Gli avrebbe voluto chiedere se lo aveva fatto stare bene l'averla abbandonata in quel modo attaccata ad una promessa di eterno amore, il sogno di ogni poeta.
Gli avrebbe voluto gridare tutta la rabbia che aveva dentro, gli avrebbe voluto urlare se lo faceva stare bene il sapere che aveva lasciato la sua anima in catene e moribonda.
Vlad accompagnandola nel suo ultimo respiro le sussurrò:
“Sono tornato per restare”
Vlad la sollevò, la strinse a se. Le ferite ai polsi si rimarginarono appena il giovane vi ci posò le labbra. La passione che per mesi l'aveva tenuta in vita schiuse finalmente le sue ali e quando giunse l'alba Vlad la prese per l'ultima volta.
Lux sentì la vita uscire dal suo corpo sotto l'ultimo bacio di Vlad e tornare indietro, da una ferita che con il suo pugnale Vlad si aprì sul petto, all'altezza del cure.
“Bevi... Adesso abbiamo l'eternità davanti. Io mantengo sempre le mie promesse e mi prendo sempre ciò che mi appartiene.”
E di Lux non si seppe più niente. I giornali riportarono la seguente notizia:
“Giovane promettente poetessa e pittrice scompare nel nulla in una notte di Luna piena. Ha lasciato solo le sue poesie ed una serie di quadri di un giovane sconosciuto. 616 tele per la precisione, che sono state acquistate da uno sconosciuto.”

Lux e Vlad vivono ancora in quei quadri e li vivranno per sempre, facendo languire i fanciulli e le fanciulle soli. Facendo sospirare gli innamorati, o coloro che pensano di esserlo, ed ispirano giovani poeti che continuano a scrivere di quell'amore eterno, senza sapere che la forza distruttiva di tale passione, è sempre meglio solo leggerla nelle poesie dei poeti maledetti.

© Diana Mistera Maggio 2017 rieditato Maggio 2020




Cristiana Meneghin , Le Gemme Dell'Eubale- blogtour

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