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lunedì 10 settembre 2018

Come nasce Orpheus - secondo appuntamento.

Ciao mi ero ripromessa di farvi entrare nel mondo di Orpheus per condividere con voi come questa storia ha preso il largo nella mia mente, ma il tempo è tiranno e anche le energie, ma meglio tardi che mai...

Orpheus è una trilogia Urban Paranormal Fantasy, di cui sono usciti i primi due volumi, pubblicati dalla CE Lettere Animate.
Il secondo volume si intitola IL DEMONE DELLO SPECCHIO.

In questo secondo volume ritroviamo quasi tutti i protagonisti del primo, quindi Geena, Orpheus, Sami, Kate, Stephan e Maurice, li conosciamo meglio.
Conosciamo meglio Stephan, che nel terzo sarà uno dei pilari importanti della storia (e se leggete il secondo libro capirete il perché), ed incontriamo un co-protagonista, al quale sono particolarmente legata, anche nella mia vita reale;un angelo caduto di nome Samyaza, anche lui sarà una delle chiavi importanti nel terzo volume.

Inizialmente Samyaza era nato come il maggiordomo di colui che ospita il Demone nel proprio corpo, poi però qualcosa non mi piaceva in queste vesti. Decisi quindi di cercare notizie di Samyaza a partire dal libro di Enoch, e fu per me una rivelazione un richiamo.  Chi è questo angelo caduto? Chi fosse prima di cadere e soprattutto perché cadde insieme a Lucifero, e nel web si trova di tutto se si sa cercare, e fra tutto quello che scovai, feci una selezione, ero guidata, e ne Il Demone dello Specchio Samyaza da maggiordomo, divenne lo zio di Stephan;  ma è anche colui che è custode dello specchio dove ha rinchiuso Nemoch ( il demone), è un Grigori come nella sua vera storia, l'ultimo rimasto sulla Terra.
Come Geena conosce Samyaza?
Per la sua ricerca su campo sui vampiri. Eh si perché in questo volume Geena va in Romania per intervistare l'ultimo discendente di Vlad Tsepesh, che altri non è che Samyaza, il perché di questa sua decisione di presentarsi, lo potete leggere nel libro; ovviamente accompagnata da Orpheus.
Durante l'intervista Geena formula una domanda molto precisa: "Cosa c'è  di affascinante in un vampiro?" A rispondere è Stephan che le  chiede; perché lei stessa è attratta dai vampiri, dando così inizio ad una bella discussione.
Questa é una delle parti del libro che preferisco e che ho amato scrivere.

A questa domanda saranno sia Samyaza che Stephan a rispondere, quindi troviamo due versioni diverse dello stesso soggetto, la versione di Stephan che è già lui un goth, che fa festini dove viene bevuto sangue vero, che lui stesso si ritiene un vampiro;  e poi quella di Samyaza che vi cito qua sotto:
...Stephan sorrise soddisfatto, abbandonando apparentemente, il punto dove voleva arrivare con Geena. Samyaza non poteva minimamente immaginarsi quanto questa sua affermazione avesse riempito il cuore del giovane di orgoglio. O forse sì. Poi, rivolgendosi a Geena continuò sull'argomento:
“I vampiri fanno emergere tante cose e l'affermazione di Jung credo sia quella più vicina alla realtà nell'era moderna; ma nell'epoca vittoriana quando la gente viveva nella repressione, il vampiro era quella figura che alimentava le fantasie sessuali, soprattutto di donne che amavano il sesso ma che erano costrette a reprimere la loro energia sessuale a causa delle limitazioni che la chiesa e la società avevano imposto. Il sesso era visto come un peccato capitale che, se troppo praticato, portava alla lussuria. Un atto circoscritto alla mera riproduzione e non come un atto di piacere, che poteva essere consumato anche per voglia e non solo per dovere. In fondo questa nostra capacità dei sensi, è quello che ci distingue dagli animali. Così nacque la figura del vampiro. Dell'Inkubus e del Sukkubus, anche se in questo caso entrano in gioco altri elementi piuttosto pericolosi. Ai giorni di oggi la figura del vampiro alimenta le fantasie sessuali di coloro che, stanchi ed annoiati per aver vissuto tutto e troppo in fretta, si rifugiano nell'estremo, prendendo certe cose un po' troppo alla leggera. Alcuni arrivano persino ad invocare demoni e forze delle quali non conoscono la potenza, ed in questo risiede la pericolosità dell'Incubus e del Sukkubus, che sono demoni a tutti gli effetti. I veri vampiri non hanno i canini a punta, ma sono bravissimi nel camuffarsi ed una volta invocati, diventi vittima e non padrone, anche se ti inducono a pensare il contrario.” 

Da dove ho ricavato questa informazione? Leggendo  IL MANUALE DEL VAMPIRO di Kevin Jackson, un libro che consiglio a chi è interessato all'argomento, e più precisamente dove  Jackson spiega appunto le differenze fra le teorie Freudiane e quelle Junghiane. Nel periodo in cui ho riscritto il secondo volume della trilogia dedicata ad Orpheus, stavo anche leggendo e approfondendo Jung e  quando lessi la sua affermazione fui felicissima di comprendere che io ero giunta alle sue stesse conclusioni.

Mentre per Freud e per i suoi seguaci la figura del vampiro si risolve con sesso e complesso di Edipo al femminile, Jung affronta questa figura tirando fuori il discorso dell'ombra.

Cosí afferma Jakson nel libro:

Carl Jung , il figlio prediletto che si ribelló al sistema freudiano in perfetto stile edipico costruí una struttura analitica propria, prendendo in considerazione il lato erotico del mito del vampiro, e lo fece rientrare nelle sue idee sull'"OMBRA", vale a dire, il lato oscuro della personalitá che  disconosciamo,ignoriamo o combattiamo;  ma che deve pur trovare una qualche forma di espressione...

Ed ancora, sempre Jackson parla subito dopo questa affermazione, anche dei Succubi e incubi, che troverete anche ne IL DEMONE DELLO SPECCHIO, sempre all'interno dell'intervista che Geena fa a Samyaza e Stephan..

Vi piacerebbe sapere di piú o avviare una discussione con me? I commenti sono sempre i benvenuti e a me piace raccontare come nascono le mie storie, quindi non abbiate timore, citando il piú famoso dei vampiri dopo Vlad, Lestat, vi dico: COME OUT COME OUT WHEREVER YOU ARE...
  Vi ricordo che i libri li potete trovare in tutti gli stores in formato elettronico e in print on demand.
Alla prossima!!!



lunedì 27 agosto 2018

COME NASCE ORPHEUS

Ciao a tutti,
oggi inizio una breve rubrica in cui vi racconterò come nasce il mio Orpheus.

Parto con il dirvi che Orpheus è il primo volume della trilogia da me scritta dal titolo omonimo.
Perché ho scelto questo titolo?

Semplicemente perché fin dai tempi del liceo ho amato questa storia, dapprima la versione di Ovidio e poi la versione di Virgilio nelle  Georgiche  (Georgiche IV 452-527)

Amore e musica, due temi a me molto cari. Chi mi conosce da anni, ha una memoria chiara di me durante il periodo del liceo: appunto io ed il  mio inseparabile walkman, in cui ascoltavo gli Alphaville, i Duran Duran, gli a-ha e le compilation che creavo per me e le mie amiche.
Sempre con il walkman nelle orecchie, a casa scrivevo storie, fantasticando una vita diversa da quella che avevo, inseguendo il sogno di una moderna Cenerentola dove il Principe era una rockstar, che con il tempo prese la forma di un vampiro che per pura ribellione divenne una rockstar, avete di sicuro capito che parlo di Lestat, e Intervista con il vampiro di Anne Rice, che ritengo la mia mentor.

Da sempre amo la musica in tutte le sue sfumature e quando scoprii questa tragedia mi innamorai subito di questo sfortunato e tormentato poeta che incantava tutti con la sua lira, non era un vampiro, ma trovarlo nelle versioni di latino mi fece vedere questa materia con occhi diversi; sognando, fantasticando di diventare un giorno l'Euridice di un qualche poeta e musicista tormentato e magari pure immortale. 😊

Iniziai ad immaginarmi subito come avrei scritto una versione moderna di questa storia, fu un desiderio che nacque improvviso e per anni è rimasto latitante nella mia testa e nei miei appunti, poi la trama che mi si svela ed inizio a lavorare al tutto nel 2002; lavoro che dura la bellezza di 12 anni per arrivare alla versione in cui è adesso.

Nel 2002, infatti,  trovai il volto del mio Orpheus, Ville Valo; è anche grazie ad una bella conversazione avuta con lui che la storia oggi è quella che è, e di questo glie ne sarò eternamente grata e magari un giorno la riuscirà anche a leggere.

Ma come è il mio Orpheus?
Diciamo che la storia originale è l'ispirazione, ma la mia storia è scritta in chiave moderna e sarà ribaltata. Non vi svelo di più perché questa rubrica nasce con l'intento di incuriosirvi a leggermi. 👿

Qui vi riporto la traduzione della parte  delle Georgiche di Virgilio,in cui si parla di Orfeo ed Euridice, la versione secondo me più bella.

«È vero, ti travagliano le ire di un nume; paghi una grande colpa.
 Ti suscita questa punizione, se i fati non si oppongono,
Orfeo, ingiustamente sfortunato,
e duramente infierisce a causa della sua sposa rapita.
Quella, mentre ti fuggiva trafelata lungo il fiume,
non vide, fanciulla moritura, seguendo il greto,
nell’erba alta davanti ai suoi piedi un orribile serpente.
 La schiera delle Driadi, sue coetanee,
riempirono di grida le cime dei monti;
piansero le rocche del Rodope e l’alto Pangeo
e la marzia terra di Reso
e i Geti e l’Ebro e l’attica Oritia.
Egli, Orfeo,
cercando di consolare con la cava testuggine il suo amore disperato,
cantava a se stesso di te, dolce sposa,
di te sul lido deserto, di te all’alba, di te al tramonto.
Entrò persino nelle gole tenarie,
profonda porta di Dite, e nel bosco caliginoso di tetra paura,
e discese ai Mani, e al tremendo re ed ai cuori incapaci di essere addolciti da preghiere umane. Colpite dal canto, dalle profonde sedi dell’Erebo,
venivano tenui ombre e parvenze private della luce,
quante sono le migliaia di uccelli che si celano tra le foglie,
quando Vespro o la pioggia invernale li caccia dalle montagne,
madri e uomini, e corpi privi di vita di magnanimi eroi,
fanciulli e giovinette ignare di connubio,
giovani posti sul rogo davanti agli occhi dei genitori:
li imprigiona intorno la nera melma e l’orrido canneto di Cocito,
e l’infausta palude dall’onda morta,
e li serra la Stige aggirandoli nove volte.
S’incantarono persino le dimore e i tartarei recessi della Morte,
e le Eumenidi con i capelli intrecciati di livide serpi,
e Cerbero tenne le tre bocche spalancate,
e la ruota su cui gira Issione si fermò con il vento.
E già ritraendo i passi era sfuggito a tutti i pericoli,
e la resa Euridice giungeva alle aure superne,
seguendolo alle spalle (Proserpina aveva posto una tale condizione),
quando un’improvvisa follia colse l’incauto amante,
perdonabile invero, se i mani sapessero perdonare: si fermò,
e proprio sulla soglia della luce,
ahi immemore, vinto nell’animo,
si volse a guardare la sua diletta Euridice.
Tutta la fatica dispersa, e infranti i patti del crudele tiranno,
tre volte si udì un fragore dagli stagni dell’Averno.
Ed ella: “Chi ha perduto me, sventurata, e te, Orfeo?
Quale grande follia? Ecco i crudeli fati mi richiamano indietro
e il sonno mi chiude gli occhi vacillanti. Ora addio.
Vado circondata da un’immensa notte,
tendendo a te, ahi non più tua, le deboli mani”.
Disse e subito sparve,
via dagli occhi, come tenue fumo misto ai venti,
né più lo vide che invano cercava di afferrare l’ombra
e molto voleva dire;
né il nocchiero dell’Orco permise che egli attraversasse di nuovo l’ostacolo della palude.
Che fare? E dove andare, perduta due volte la sposa?
Con quale pianto commuovere i Mani, quali numi invocare?
Ella certo navigava ormai fredda sulla barca stigia.
Raccontano che per sette mesi continui egli pianse,
solo con se stesso sotto un’aerea rupe presso l’onda dello Strimone deserto,
e narrava la sua storia nei gelidi antri,
addolcendo le tigri e facendo muovere le querce con il canto:
come all’ombra di un pioppo
un afflitto usignolo lamenta i piccoli perduti,
che un crudele aratore spiandoli sottrasse implumi dal nido:
piange nella notte e immobile su un ramo rinnova il canto,
e per ampio spazio riempie i luoghi di mesti lamenti.
Nessun amore o nessun connubio piegò l’animo di Orfeo.
Percorreva solitario i ghiacci iperborei e il nevoso Tanai,
e le lande non mai prive delle brine rifee,
gemendo la rapita Euridice e l’inutile dono di Dite.
Spregiate dalla sua fedeltà le donne dei Ciconi,
fra i riti divini e notturne orge di Bacco,
fatto a brani il giovane lo sparsero per i vasti campi.
E ancora mentre l’eagrio Ebro volgeva tra i gorghi il capo staccato dal collo marmoreo,
la voce da sola con la gelida lingua, “Euridice, ahi sventurata Euridice”,
invocava mentre la vita fuggiva:
Euridice echeggiavano le rive da tutta la corrente del fiume». 

Qui di seguito vi lascio il link d'acquisto del primo volume:


 Nel prossimo articolo vi parlerò del seguito. 



Cristiana Meneghin , Le Gemme Dell'Eubale- blogtour

SPLENDIDAMENTE INFRANTA

Custodisco le tue promesse come un’arma carica, e le sferro contro i sogni prima dell’alba. La notte che svanisce muove ancora l'eco di ...